Marcellino Marra

Scritto da  Redazione
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Mercoledì, 01 Ottobre 2014 09:08

È bello avere una finestra sempre affacciata sul mondo, vedere e captare una manifestazione in corso, o un convegno, o un semplice bambino che gioca col cellulare sotto casa e immortalarlo, per poi far nascere una discussione sull’abuso della tecnologia, ad esempio. E’ questa per me la curiosità. Una curiosità che però sia estranea dal pregiudizio, una notizia che va raccontata così com’è; priva di caricature costruite a proprio piacimento. Studio Lettere moderne alla Federico II e il giornalismo è sempre stata tra le mie passioni più grandi. Studio per diventare insegnante, nonostante i tempi della scuola siano così precari. Non accantonare la strada del giornalismo non è così difficile per me, in quanto annoverata mia passione primaria. E’ per tale motivo che penso non ci sia arte più bella della scrittura: Si scrive per lasciare un’impronta. Per dire ciò che conta veramente. Per trovare le parole adatte. Per farsi capire. Per colmare un vuoto. Per non lasciare che il tempo cancelli i ricordi e cadano inevitabilmente nell’oblio. Che noia però solo e sempre scrivere, scrivere, e scrivere.. Perciò mi piace anche circondarmi di persone socievoli, affabili, di poter condividere esperienze. Sono molto socievole, ma al contempo selettivo: mi piace poter scegliere le amicizie, perché credo che l’amico è colui che fa emergere la parte migliore di te, se non fa, non lo è. Mi piace inoltre la lettura, i classici sono tra i miei preferiti: è da qui che deriva la mia scelta a lettere moderne. E cantare, oltre che sotto la doccia, canto anche presso il coro dell’Annunziata di Alvignano. Il viaggio, che sia disinteressato e organizzato all’ultimo minuto, lo trovo più avvincente e per questo mi piace. Perché scrivo per Radice? Un’importante banco di prova per me, un banco di scuola su cui posso solo che apprendere e formarmi per far veicolare una notizia che sia più corretta, più oculata. Perché quando si scrive, non ci può solo accontentare di “gettare” a casaccio le parole sulla carta. Perché la scrittura è anche tanto esigente. E allora non tollera gli strafalcioni, la fretta e la mancanza di cura.

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