Il Chianti matesino, con i cipressetti in silhouette

Pubblicato in Lara Vede
Martedì, 14 Ottobre 2014 07:52

Foto di Gianni Foggia.

Il ruggito dell'acqua, Piedimonte Matese

Pubblicato in Lara Vede
Giovedì, 09 Ottobre 2014 07:36

Matese: istruzioni per l'uso (e non l'abuso)

Pubblicato in Attualità
Giovedì, 14 Agosto 2014 18:04

Ci siamo, tra poche ore sarà Ferragosto. Come ogni anno, puntuali, orde di vacanzieri "single Day" invaderanno gli spazi verdi del Matese - da Miralago a Campo Braga - per celebrare il rito collettivo della gita fuori porta ferragostana, che per molti (troppi) rappresenta ormai l'unico momento di svago di un'estate sempre più votata alla crisi, economica e non. Quali proposte di animazione e intrattenimento troveranno ad attenderli, sulle nostre ridenti montagne ? Proviamo a fare un elenco. Allora... Ehm... Dunque... Ecco, sì... Uhm... Ce l'ho proprio qui, in punta di memoria... Aspetta, ci sono... Argh...! Vabbè, dai, qualcosa ci sarà di sicuro... Niente. Il vuoto pneumatico. Grazie a scelte di politica territoriale compiute a decine di chilometri da qui, effettuate senza tenere in alcun conto i territori di periferia e di montagna della Campania casertana, sempre a totale vantaggio dei "soliti noti" (tempo al tempo, ce ne ricorderemo tra qualche mese in campagna elettorale per il rinnovo del consiglio regionale...), chi salirà a Matese (anche) quest'anno, troverà come sempre un po' d'aria buona, paesaggi mozzafiato che si correrà ad immortalare con fotocamere e telefonini per postarli subito sui social network, alla faccia di chi è rimasto in città a sudare, troverà pecore più o meno pascolanti, cavalli stanchi messi a disposizione dei cow boys metropolitani, prodotti locali tipici realizzati in ere geologiche delle quali s'è persa memoria (il dinosauro Ciro, simbolo del Parco Regionale del Matese, sembrerebbe essere molto più giovane, alla prova della datazione col metodo del carbonio 14...) e nulla più. Zero proposta turistica, zero iniziative (fatti salvi i pochi, ammirevoli slanci d'impegno di qualche associazione privata, realizzati tra mille difficoltà e senza alcun contributo materiale da parte delle istituzioni preposte). Troverà anche una biodiversità - tra flora e fauna - unica nel suo genere, che va tutelata innanzitutto nel lasciarla laddove la si trova: il fiore di montagna, così come la ranocchietta del lago o il pesce persico dai mille riflessi, rende molto di più e a lungo se lasciato nel suo habitat. Portato in città, sfiorisce rapidamente e perde attrattiva, così come l'animaletto che, al di fuori del suo perimetro vitale naturale, altrettanto rapidamente deperisce e muore soffrendo. Fortunatamente, sembra che quest'anno - grazie all'impegno di tanti giovani volontari - il livello di vigilanza sarà decisamente più alto che in passato, e questo non può che far piacere a chi ha a cuore la salute di questi posti: ma un bel gesto di civiltà e di vero rispetto per l'ambiente sarebbe vivere il Matese senza mutilarlo inutilmente portando a casa come effimero souvenir un fiore colorato, un piccolo animaletto, un prodotto del sottobosco faticosamente cresciuto (cosa per la quale oltretutto necessita un apposito permesso) e via discorrendo. La spazzatura invece no, se farà rientro con i vacanzieri senza restare a marcire e fermentare per giorni nei posti più improbabili, non potrà che essere cosa buona e giusta. E quindi, a chi domani verrà sulle nostre montagne per godere di qualche meritata ora di riposo lontano dalle preoccupazioni quotidiane, raccomandiamo vivamente di rimpinzarsi fino all'inverosimile di aria pulita e salubre e del profumo (solo di quello) di erbe e fiori, di imprimere nella memorie le vedute suggestive del posto, di rubarci quante più foto possibile dei meravigliosi panorami matesini (ché un po' di pubblicità in più non fa mai male), di lasciarci tante chiacchiere allegre spese sulle rive dei nostri laghi o attorno al bivacco (nelle aree autorizzate e sotto attento controllo, mi raccomando) organizzato per pranzare, di lasciare qualche soldino (chi può) nelle tasche dei piccoli imprenditori locali che cercheranno di vendere i loro prodotti (l'economia locale va sempre aiutata, è quasi una questione morale), di portare il verde del Matese nel cuore mentre si scende per tornare a casa, fino alla prossima gita: quando si tornerà, se queste piccole e semplici indicazioni saranno state recepite e messe in pratica, si troverà un verde ancora più verde ad attendere, assieme al cuore festoso degli abitanti di questi luoghi. Perché il Matese è un vecchio amico che merita tanto rispetto: accordiamoglielo.

Ritrovamento Massaro: la macchina della solidarietà va veloce, anche in montagna

Pubblicato in Attualità
Sabato, 12 Luglio 2014 17:12

GIOIA SANNITICA - Smaltito il giusto entusiasmo susseguente al ritrovamento (anche in discreto stato di salute) di Paolo Massaro, commerciante di Gioia Sannitica smarritosi sul Matese qualche giorno fa e restituito alla famiglia ieri in serata, sembra opportuno dedicare qualche parola di riconoscimento alla macchina dei soccorsi che - come sempre, e a dispetto degli uccelli del malaugurio che vedono sempre tutto nero e negativo se si parla del "sistema Italia" - ha funzionato in maniera più che ottimale grazie alla professionalità e all'abnegazione dei volontari che ne hanno fatto parte, in questa occasione e in altre che si sono già verificate (tutte con esito positivo, oltretutto). La tipologia di intervento, anche in funzione dei luoghi teatro dell'evento, era e resta tra le più difficili da trattare: la vastità del territorio e la necessità di ispezionarlo totalmente hanno richiesto un considerevole impiego di risorse umane, concretizzatosi nel dispiegamento in squadre dei volontari delle varie organizzazioni presenti, sotto la supervisione e la guida del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino con squadre regionali dalla Campania e dal Molise, composte da esperti del territorio montano e da qualificati tecnici speleologi (laddove si fosse dovuto procedere all'ispezione delle grotte e degli inghiottitoi presenti in gran numero sul Matese). Ulteriore supporto è stato fornito dal Corpo dei Vigili del Fuoco, presente con la propria logistica tecnica e con risorse umane, che ha assicurato le comunicazioni tra i vari operatori coinvolti, ha partecipato attivamente alle ricerche anche con le proprie unità cinofile (provenienti dai vari centri dislocati in Campania) e ha pure fornito copertura aerea della zona (in sinergia con l'Aeronautica Militare e con la Polizia di Stato) tramite l'impiego di un proprio elicottero equipaggiato con sofisticate apparecchiature in grado di rilevare tracce termiche di origine umana. Parimenti, le forze dell'ordine - Carabinieri e Corpo Forestale dello Stato - con un costante e continuo pattugliamento delle direttrici di traffico stradale, nonché con la rimozione delle barriere di ostacolo al transito dei mezzi di ricerca e soccorso nei fondi privati presenti in loco, hanno garantito ottimamente l'ordine pubblico sul posto, disciplinando anche il fisiologico afflusso di curiosi sul posto oltre che di coloro i quali, a titolo personale, spontaneo e disinteressato, volevano partecipare alle ricerche in virtù di una conoscenza del posto figlia di anni di frequentazione (vale la pena ricordare che la zona è da anni punto di particolare interesse per tutti coloro che si dedicano alla raccolta dei funghi e di altri prodotti del sottobosco matesino, e che lo stesso protagonista dello sfortunato episodio è un appassionato cultore di queste attività). Al campo base delle attività di ricerca di questi due giorni, il rifugio CAI di Monte Orso messo generosamente a disposizione dai gestori e punto di snodo nevralgico di tutte le operazioni, hanno fatto tappa e riferimento anche i gruppi di Protezione Civile che si sono avvicendati nelle ricerche, dalle prime luci del mattino e finché il meteo lo ha consentito, battendo palmo a palmo boschi, sottoboschi, forre, dirupi, sentieri e tutto ciò che avrebbe potuto essere di utilità per raggiungere lo scopo - fortunatamente conseguito - di ritrovare lo scomparso: da Piedimonte Matese, da San Potito e da Gioia Sannitica, da San Nicola La Strada o dal coordinamento regionale di Protezione Civile, tutti si sono resi disponibili e attivi dal primo momento, sobbarcandosi l'impegno e la fatica (testimonianza personale, per averlo provato in prima persona) di perlustrazioni minuziose, lunghe e fisicamente impegnative, ma che alla fine hanno contribuito a conseguire il risultato sperato. Ovviamente, come già accennato in precedenza, apprezzabile e utile è stato anche l'apporto dei volontari che hanno partecipato a titolo privato, fornendo notizie preziose circa la conoscenza dei luoghi e dei possibili percorsi da seguire per ottimizzare le ricerche. Ecco, in sintesi tutto ciò si chiama "Sistema Nazionale di Protezione Civile": ogni Corpo, organismo o gruppo citato ne fa parte attiva e sinergica con gli altri e anche con quelli che, per la tipologia di intervento, stavolta non sono stati interessati. Tutti assieme sono ruote, motore ed elettronica di una macchina che come unico carburante (e sottolineo unico) utilizza la solidarietà verso il prossimo, verso chi è in difficoltà o pericolo immediato, verso chi ha bisogno di aiuto materiale o psicologico. Perché una catastrofe non è solo un terremoto o un'inondazione o un altro evento di proporzioni e portata colossale: nel piccolo di un nucleo familiare o di una comunità cittadina, una catastrofe è anche perdere un proprio membro in maniera inspiegabile e inaspettata, da un momento all'altro e senza preavviso. A tutti coloro che hanno operato, grazie: continuate sempre così.

Chiude l'Hotel Miralago. C'era una volta il Matese

Pubblicato in Attualità
Lunedì, 07 Luglio 2014 14:42

CASTELLO DEL MATESE - Le favole - si sa - iniziano tutte con il rituale "c'era una volta", e terminano sempre con il gioioso "e vissero tutti felici e contenti". Sempre ? Mi sa di no. La favola del Matese bello, del Matese da vivere 365 giorni all'anno, del Matese ricco di vita, di cultura, di storia e tradizioni, di occasioni e potenzialità, sembra proprio non avere i requisiti per potersi fregiare di quel finale positivo che tutti noi abbiamo appreso dai racconti di nonni e genitori quando, da piccini, ascoltavamo le loro voci che ci conducevano narrando ad un sonno sereno e privo di incubi. Qui gli incubi ci sono, eccome: hanno un nome e probabilmente anche una voce narrante conosciuta e stonata. Gli incubi che popolano la "ex-favola" del Matese si chiamano disinteresse, incuria, degrado, inciviltà, spoliazione delle risorse, mancanza di programmazione, assenza di politica propositiva, eccesso di burocrazia, e ancora (la ripetizione è voluta) disinteresse. Perché poi a ben vedere tutti questi incubi sono figli del disinteresse, quel comportamento che porta gli abitanti di queste terre a dimenticarsi per la quasi totalità dell'anno solare dei paesaggi e delle risorse offerte dall'area montana divenuta parco regionale qualche anno fa e che abbraccia due regioni e svariate province, salvo ricordarsene il giorno di Pasquetta e del 15 agosto, ma con pesanti, incontrollati e incivili innesti di maleducati non residenti (la storia recente dei vandalismi alla caserma dei CC di San Gregorio dell'aprile scorso è quanto mai indicativa in tal senso). Quel disinteresse che qualche giorno fa ha prodotto una vittima illustre, bella grossa: di quelle che non puoi fingere di non notare. Da qualche giorno si sono chiuse le porte dell'hotel Miralago, struttura conosciutissima in quanto presente da decine d'anni sul piazzale che fa da porta d'ingresso per il Matese tutto, che aveva vissuto l'oblio e la decadenza di anni bui e che recentemente - grazie agli sforzi economici di un gruppo imprenditoriale locale - aveva conosciuto il rilancio ed era tornata a brillare di luce propria grazie alla scelta di renderla meta di un turismo che prediligesse l'ospitalità familiare unita al comfort fornito da una struttura con SPA e centro benessere, e con una cucina finalmente all'altezza di quelle tradizioni enogastronomiche locali troppo spesso solo citate, ma mai messe in pratica. Il tutto in un'ottica di controllo e contenimento dei prezzi offerti al pubblico proprio per allargare la platea dei possibili fruitori, senza per questo dimenticare la cura della qualità del servizio offerto. E mi fermo perché non vorrei essere frainteso, inducendo in chi legge queste parole l'idea che si stia facendo pubblicità gratuita ad un'attività che resta sempre e comunque commerciale. Ma il dispiacere è tanto perché si è lasciata andare l'ennesima opportunità di crescita di un territorio a cui ormai sta venendo a mancare tutto, con il sistematico depauperamento di uffici della Pubblica Amministrazione, con la chiusura quasi quotidiana di attività commerciali ed imprenditoriali, con giovani laureati che per mancanza di opportunità professionali non tornano nella loro terra dopo la laurea, ma restano in giro per l'Italia in cerca di una chance che forse arriverà tardi oppure mai, con i cittadini residenti ormai chiusi in una rassegnazione che ha il sapore e l'aspetto della sconfitta. Ecco, la chiusura di questa struttura turistica - a modo suo una "fabbrica di occupazione" per il territorio - è un colossale, evidentissimo punto esclamativo alla fine dell'affermazione che anche stavolta la politica, a tutti i livelli, ha preferito guardare altrove, privilegiando le solite direttrici territoriali e mortificando la dignità di chi, da onesto contribuente, ha continuato a credere alle promesse di rilancio del territorio e di rivitalizzazione dei flussi economici "virtuosi" che sarebbero ricaduti in zona grazie a mirate e avvedute iniziative. E invece niente, oggi siamo qui a dolerci dell'ennesima chiusura (che ci ostiniamo a sperare sia solo temporanea e non irreversibile), grave quanto tutte le altre ma contemporaneamente molto più visibile in funzione delle dimensioni fisiche dell'avvenimento. Siamo qui a definire l'allargamento dei confini di quel deserto montano, da oggi più vasto e spopolato, di un piazzale lasciato in custodia (solo nei giorni di festa, eh) di una malinconica e solitaria venditrice di formaggi, appesi e impolverati come le mille promesse mai realizzate di una politica che ama le coste del mare e disdegna le vette della montagna, similitudine del livello delle sue aspirazioni, probabilmente. E in chiusura, consentitemi una domanda semplice semplice: quante di quelle voci "più o meno" locali che da ieri stanno strepitando e pontificando in tono severo e risentito sulla chiusura dell'hotel Miralago a Matese ci hanno speso qualcosa, almeno una volta ? Quanti di loro ci hanno soggiornato, hanno avuto modo di sperimentare la qualità della struttura e dei servizi collegati ? Quanti di loro si sono resi conto che, appena usciti da lì, c'era il deserto (in termini di iniziative e manifestazioni) ad attenderli ? Io, che di soldini lì ne ho spesi e ne ho fatti spendere, sono davvero dispiaciuto: per la chiusura della struttura e per il fatto che tanti amici che lavoravano lì da oggi sono senza certezze per il futuro. Ed egoisticamente ci aggiungo anche la consapevolezza di aver perso un angolo di relax a pochi minuti da casa. Da oggi il deserto del Matese è ancora più deserto: ma non cerchiamo i colpevoli troppo lontano da qui.

Gianni Foggia

Pubblicato in Autori
Sabato, 29 Marzo 2014 08:48

Napoletano per nascita e storia familiare, matesino per residenza e formazione, sbarca il lunario operando nel campo finanziario cercando di "dare credito" ai propri clienti. Come contrappasso, sconta una insana passione per gli elementi che costituiscono la "massa critica" del pensiero umano: letteratura, arte, cinema, politica e tutto ciò che contribuisce a tener vivo il fuoco della cultura nell'uomo. Non è difficile farlo parlare quanto farlo tacere, una volta che ha iniziato. .

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