Ferragosto, questo sconosciuto: storia e curiosità di una festa tutta italiana

Pubblicato in Attualità
Sabato, 15 Agosto 2015 19:29

Ferragosto, questo sconosciuto. Impazzano sui social network immagini di grigliate, gavettoni e spiagge assolate, la quasi totalità degli italiani è alle prese con l'isteria ferragostana: bisogna andare, da qualche parte non importa dove, l'importante è che si vada. Ma pochi sanno che in realtà che il 15 agosto è segnato in rosso sul calendario solo in omaggio alla tradizione cattolica che in tale data fa ricadere l'assunzione materiale della Vergine Maria in cielo sia con l'anima che con il corpo, a differenza di tutti gli altri mortali. Una festività quindi che da punto di vista religioso va a braccetto con la Pasqua ed il Natale e che ben poco di materiale e mondano ha nei suoi significati autentici. Ma in realtà il 15 agosto è una festa praticamente solo italiana, visto nel resto del mondo non cattolico tale festività non viene percepita né celebrata. E allora da dove arriva questa parola "Ferragosto"? La risposta sta in un'altra tradizione, questa volta pagana, visto che nel 18 a.c. l'imperatore Ottaviano Augusto istituì la "Feriae Augusti" il riposo di Augusto, una festa che soppiantava i riti delle Consualia, dedicate a Conso divinità dei granai e della fertilità. Insomma una festa che celebrava il raccolto e la fine dei lavori agricoli, quando l'estate era la stagione dedicata alle messi ed al lavoro nei campi, altro che riposo. Le tracce dei riti pagani dei "Consualia" rivivono ancora nelle tradizioni legate al palio ed alle giostre che si svolgono praticamente ovunque nella penisola a cavallo di Ferragosto. Tutto chiaro? Quasi, visto che resta da spiegare l'insopprimibile istinto di gita che anima gli italioti durante il Ferragosto. E qui entra in gioco la storia recente, visto che la tradizionale puntatina al mare o in montagna risale al ventennio fascista, quando gli esodi da bollino nero e le ferie massa nei villaggi turistici non erano ancora un "must" dell'italiano 2.0. All'epoca il regime offriva ai lavoratori la possibilità di partecipare a gite popolari con treni appositamente organizzati, per offrire alla popolazione la possibilità di qualche giorno di relax 'low cost'. A tutti voi, che le nuvole e la pioggia non hanno certo fermato o scoraggiato, buon ferragosto!

Ho la macchina danneggiata dalla grandine posso chiedere un risarcimento?

Pubblicato in Lara Chiede
Giovedì, 11 Giugno 2015 00:29

La grandine, anche nel caso di precipitazioni particolarmente intense, è considerato danno da elementi naturali e come tale non risarcibile ex art. 2043 o 2051 C.C., pertanto le fattispecie risarcitorie generalmente previste in caso di danneggiamento sono da escludersi . In linea di massima la maggior parte delle assicurazioni sui veicoli a due e quattro ruote si limitano a coprire la responsabilità civile, ossia i danni arrecati a terzi nell'utilizzo del veicolo stesso, manlevando il proprietario da responsabilità civili, fatta ovviamente esclusione per quelle penali. Tuttavia non infrequente che spesso gli assicuratori propongano ai loro clienti assicurazioni c.d. 'Casco' che prevedono ipotesi risarcitorie ulteriori (eventi fortuiti, lesioni al conducente, coperture aggiuntive). Tali prodotti assicurativi si stanno diffondendo sempre di più nel mercato delle due e quattro ruote e capita spesso che gli assicurati non siano a conoscenza di tutto quello che la loro polizza prevede. Per questa ragione dopo una violenta grandinata che ha sfortunatamente danneggiato la vostra auto leggete attentamente la vostra polizza assicurativa e controllate le coperture che potrebbero prevedere coperture integrali o parziali per questo tipo di danni, se così fosse denunciate il danno tempestivamente alla vostra assicurazione, per non incappare in decadenze del diritto al risarcimento. Se il vostro veicolo fosse invece assicurato solo per la responsabilità civile non avete altra scelta che farvi riparare la macchina a vostre spese.

Napoli Calcio: Maurizio Sarri, l’ex bancario partito dalla provincia toscana

Pubblicato in Attualità
Sabato, 06 Giugno 2015 17:39

Ne ha fatta di strada. Si è costruito un passo alla volta Maurizio Sarri, un personaggio lontano anni luce dal calcio glamour e patinato del nuovo millennio, curriculum da calciatore inesistente, mai sopra le righe, tuta d'ordinanza la domenica in panchina, pacato e quasi schivo nelle sue esternazioni. Una carriera costruita facendo una gavetta che è sembrata interminabile, partendo dal basso, si proprio dal basso, dall'ultimo vagone: le categorie dilettantistiche. Lì tra polvere e sudore è partita la carriera del neo allenatore del Napoli, trascurabile il suo passato da giocatore (modesto giocatore dilettante), ma come tutti quelli che la panchina ce l'hanno per vocazione ha iniziato presto a cimentarsi nel compito di allenatore, partendo dall'ultimo gradino in seconda Categoria alla guida dello Stia all'inizio degli anni 90'. Dalla provincia aretina inizia il viaggio di Sarri che nel 93'-94' registra il primo step importante con il passaggio in Eccellenza. Fino al 97' si alterna tra Eccellenza e Promozione, vince qualche campionato ed inizia a farsi notare nel variegato mondo delle categorie inferiori. La stagione della svolta arriva però nel 2000. Sarri lavora in banca, impiego sicuro e ben pagato e gli impegni sempre più pressanti delle panchine impongono una scelta, o restare in banca per le certezze dell'attività di bancario oppure optare per il salto nel calcio professionistico con tutte le incertezze che ciò comporta. Sarri opta per la seconda ipotesi ed in tre stagioni costruisce il miracolo Sansovino portando la piccola società aretina dall'Eccellenza alla serie C2 collezionando vittorie ed una Coppa Italia di serie D. Inizia la scalata: dopo il Sansovino approda alla Sangiovannese, primo anno e promozione in C1, risultato consolidato l'anno successivo con una tranquilla salvezza. L'anno dopo arriva la prestigiosa chiamata sulla panchina del Pescara in serie B, che tra mille difficoltà societarie Sarri riesce a salvare dalla retrocessione. L'anno dopo Maurizio Torna a casa, nella sua città, sulla panchina dell'Arezzo dove però le cose non vanno benissimo, nonostante un prestigioso quarto di finale in Coppa Italia dove i toscani fanno tremare il Milan. La parabola ascendente di Sarri subisce un brusco stop dopo l'avventura ad Arezzo, nei successivi cinque anni non è fortunato nelle esperienze sulle panchine di Avellino, Sorrento, Perugia e Grosseto. Solo ad Alessandria ottiene buoni risultati, ma la svolta definitiva arriva nel giugno del 2012. Sarri firma per l'Empoli, da anni società modello in Italia per la crescita dei giovani talenti e laboratorio di idee e metodologie per tanti allenatore che proprio da quella panchina hanno spiccato il volo. Al termine del primo anno la serie A sfuma solo in finale, con la sconfitta contro il Livorno. Ma l'appuntamento con la massima serie è solo rimandato: il 2014 si chiude con l'Empoli al secondo posto in B ed per l'ex bancario partito dalla provincia aretina arriva finalmente l'esordio in serie A. Il resto è storia recente, l'empoli dà spettacolo in campionato: organizzazione e propensione offensiva fanno dei toscani la lieta sorpresa del campionato 2014/15 ed il nome di Sarri è accostato a molte panchine importanti. Alla fine la spunta De Laurentiis che porta in riva al golfo il maturo allenatore che quest'anno aggiungerà un altro tassello alla sua incredibile carriera con l'esordio nelle competizioni europee. Lavoro, dedizione, la grinta di chi è partito dal basso, organizzazione metodica, fiducia nello staff, sotto tutte componenti che contraddistinguono Sarri. Replicare il modello Empoli non sarà semplice, ma di sicuro il tecnico toscano non rinuncerà al suo imperativo di un calcio fatto con ordine e raziocinio, quasi scientifico nella sua costruzione ma che lascia spazio all'estro ed alle qualità dei singoli nella finalizzazione. Quello di Sarri sarà di sicuro un Napoli equilibrato ed ordinato in tutte le fasi di gioco. Sarà anche un Napoli vincente? Ai posteri l'ardua sentenza...

Benitez l’inaffondabile…. e le Lacrime Napulitane

Pubblicato in Sport
Mercoledì, 03 Giugno 2015 21:39

L'ho sempre sospettato. Dietro il faccione (ed il panzone) di Rafa (o Rafè) Benitez si nasconde un tipetto tutt'altro che pacione e spiritoso, "Un uomo può sorridere ed essere uno scellerato..." diceva Amleto. A Napoli forse lo abbiamo trovato. Del resto il suo passato parla chiaro: Rafè si è lasciato dietro più brutti ricordi che sorrisi ed abbracci, quasi mai dai suoi ex giocatori sono giunte parole di stima ed apprezzamento. A Liverpool non lo hanno rimpianto, all'Inter sono stati fischi e pernacchie da tutti, al Chelsea nello spogliatoio avrebbero giocato volentieri a freccette con il suo fondoschiena ed a Napoli l'addio non è stato certo all'insegna di sfogliatelle e babà. Una carriera costruita con il sorriso, ma un sorriso a volte affilato dal quale fuggivano via parole taglienti come rasoi. A Napoli ci sono cascati fin dall'inizio, qualche battuta in dialetto, l'aria goffa e bonaria, un occhio sempre attento alla comunicazione e voilà...pubblico e critica in un batter d'occhio tutti schierati dalla parte del tecnico iberico venuto a riportare il Napoli nelle alte sfere del calcio continentale. La favola è durata poco più di dodici mesi e poi proprio in Spagna nell'infernale San Mames sotto i colpi degli scatenati baschi del Bilbao il giocattolo si è rotto, frantumato, dissolto, sparito in un colpo il capitale di stima e fiducia e sotto con veleni, mal di pancia, mezze verità, allusioni pesanti, battute salaci. Alla fine il cerchio si è chiuso proprio in Spagna, dove Rafè (tornato Rafa) è approdato in pompa magna alla corte del Real Madrid, versando lacrime (napulitane?!?) per il ritorno all'ovile. Qui Benitez è tornato a recitare il ruolo a lui più congeniale: l'inaffondabile, l'allenatore capace di resistere a tutto a tutti, di uscire indenne da qualsiasi tracollo e di ripartire da una squadra nuova, sempre lì a tavola con i grandi del calcio. E mentre a Madrid c'è chi piange (e ride), in riva al golfo c'è chi piange e basta. Se chiagne e se fotte come dicono a Napoli, lasciamo a voi il compito di stabilire chi in questo momento svolge un ruolo e chi l'altro.

Gran Fondo del Volturno 2015: Elio Aggiano si aggiudica il primo posto dell'ottava edizione

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Martedì, 19 Maggio 2015 00:09

Con la vittoria di Elio Aggiano va in archivio l'ottava edizione della Gran Fondo del Volturno. La popolare corsa ciclistica, ormai appuntamento irrinunciabile per gli amatori delle due ruote della Campania e non solo, quest'anno ha visto trionfare proprio un ciclista di fuori regione che imponendo il suo ritmo per tutta la gara alla fine si è aggiudicato il gradino più alto del podio. A fare la differenza però è stata soprattutto la grande esperienza di Aggiano (classe 72') che unitamente alle doti di velocista affinate in tanti anni di professionismo gli hanno permesso di giungere al traguardo nel gruppo di testa al termine di una bellissima volata. Alle sue spalle si sono piazzati Federico Scotti e Roberto Di Vasto, mentre tra le donne è risultata vincitrice Patrizia Tropiano proveniente da Monopoli. Ma al di là del risultato finale la Gran Fondo ancora una volta ha fatto segnare un numero straordinariamente alto di adesioni (circa quattrocento) con molti ciclisti giunti anche da ogni parte d'Italia per prendere parte alla gara. Il fascino delle ripide salite del massiccio del Matese, il paesaggio mozzafiato, l'organizzazione impeccabile ed il calore di tifosi ed appassionati rendono ormai la gara una vera e propria 'classica' del settore. Non ha fermato l'organizzazione neanche il forte vento che ha battuto tutto il casertano con raffiche violente e che non ha certo agevolato la performance dei ciclisti, alcuni dei quali investiti dalle raffiche sui tornanti hanno perso in qualche caso l'equilibrio. Insomma un buon successo per la manifestazione che si avvia ormai al decennale e che ha dimostrato di avere un ottimo potenziale di crescita, come hanno sottolineato il sindaco di Piedimonte Matese Vincenzo Cappello ed il presidente della Comunità Montana Fabrizio Pepe, che hanno sancito con la loro presenza e la loro vicinanza lo stretto ed inscindibile connubio tra la gara ed il territorio matesino. Appuntamento al prossimo anno.

Gran Fondo del Volturno 2015: Elio Aggiano si aggiudica il primo posto dell'ottava edizione

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Martedì, 19 Maggio 2015 00:09

Con la vittoria di Elio Aggiano va in archivio l'ottava edizione della Gran Fondo del Volturno. La popolare corsa ciclistica, ormai appuntamento irrinunciabile per gli amatori delle due ruote della Campania e non solo, quest'anno ha visto trionfare proprio un ciclista di fuori regione che imponendo il suo ritmo per tutta la gara alla fine si è aggiudicato il gradino più alto del podio. A fare la differenza però è stata soprattutto la grande esperienza di Aggiano (classe 72') che unitamente alle doti di velocista affinate in tanti anni di professionismo gli hanno permesso di giungere al traguardo nel gruppo di testa al termine di una bellissima volata. Alle sue spalle si sono piazzati Federico Scotti e Roberto Di Vasto, mentre tra le donne è risultata vincitrice Patrizia Tropiano proveniente da Monopoli. Ma al di là del risultato finale la Gran Fondo ancora una volta ha fatto segnare un numero straordinariamente alto di adesioni (circa quattrocento) con molti ciclisti giunti anche da ogni parte d'Italia per prendere parte alla gara. Il fascino delle ripide salite del massiccio del Matese, il paesaggio mozzafiato, l'organizzazione impeccabile ed il calore di tifosi ed appassionati rendono ormai la gara una vera e propria 'classica' del settore. Non ha fermato l'organizzazione neanche il forte vento che ha battuto tutto il casertano con raffiche violente e che non ha certo agevolato la performance dei ciclisti, alcuni dei quali investiti dalle raffiche sui tornanti hanno perso in qualche caso l'equilibrio. Insomma un buon successo per la manifestazione che si avvia ormai al decennale e che ha dimostrato di avere un ottimo potenziale di crescita, come hanno sottolineato il sindaco di Piedimonte Matese Vincenzo Cappello ed il presidente della Comunità Montana Fabrizio Pepe, che hanno sancito con la loro presenza e la loro vicinanza lo stretto ed inscindibile connubio tra la gara ed il territorio matesino. Appuntamento al prossimo anno.

Pepe in Grani e Onlus Sorridi Konou Konou Africa scendono in campo insieme nel segno della solidarietà

Pubblicato in Territorio
Sabato, 13 Dicembre 2014 08:31

CAIAZZO - La solidarietà da gustare. L’impegno sociale, la passione nel sostenere i più deboli possono prendere varie forme, anche quella di una pizza, creata dalle sapienti mani di un pizzaiolo. Se quella pizza poi è targata Pepe in Grani, allora il binomio è perfetto. È nata così la collaborazione tra l’Associazione "Sorridi Konou Konou Africa Onlus" del Prof. Enrico Di Salvo e Franco Pepe, patron di ‘Pepe in Grani’, che si concretizzerà in un evento dedicato alla raccolta fondi a sostegno dell’associazione che dal 1996 persegue finalità di solidarietà sociale fornendo assistenza sanitaria di prevenzione, diagnosi e cura, assistenza sociale riguardante la scuola, ricerca di base e applicata, artigianato e agricoltura. Un impegno costante che nel tempo ha prodotto ottimi risultati, una causa alla quale ‘Pepe in Grani’ e Franco Pepe non potevano e non volevano sottrarsi, patrocinando l’evento nel corso del quale i responsabili dell’associazione illustreranno i traguardi raggiunti, gli obiettivi prefissati per il triennio 2015/17, oltre ad una proiezione degli scatti fotografici di Luciana Latte collezionati nel corso delle varie missioni impreziositi dalla testimonianza della d.ssa Antonietta Perrone, ingegnere biomedico da anni al fianco dell’associazione. “Non potevamo che rispondere presente ad un’iniziativa come questa – afferma il patron di ‘Pepe in Grani’ Franco Pepe – dare il nostro contributo alla nobile causa della solidarietà è per noi un dovere, questo evento ci darà la possibilità di sensibilizzare la gente su tematiche importanti ma spesso ignorate”. Protagonista dell’evento sarà, ovviamente anche la pizza, visto che ai partecipanti sarà offerta una degustazione dei prodotti targati ‘Pepe in Grani’ tra cui la SorridiAfrica, pizza speciale creata da Pepe per l’occasione: Olive, Capperi, Crema di Peperoni, pomodori secchi e formaggio del Matese, un mix di sapori miscelato dalla sapiente mano del maestro Pepe. Perché la solidarietà è come l’amore, va alimentata ogni giorno. Magari con una bella pizza.

Calcio. Italia: un’energia inCONTEnibile

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Venerdì, 05 Settembre 2014 14:06

Dopo l’azzurro sbiadito made in Brazil, la Nazionale si ripropone a tinte forti, quasi in technicolor. Il neo ct azzurro Conte è apparso all’orizzonte come un novello Furio Camillo e come il condottiero romano salvò Roma dai galli nell’ora più cupa, così l’ex tecnico della Juve ha risollevato le sorti del calcio italiano nell’estate più cupa e tribolata nella storia centenaria del calcio italico. E’ sbucato dalle nebbie con un esercito di veterani arrabbiati e giovani desiderosi di gloria, volti freschi come lo scugnizzo Immobile ed il gigante buono Zaza, due figli del sud che davanti caldissimo pubblico di Bari hanno spianato la strada per il glorioso debutto del primo Ct meridionale nella storia della Nazionale. Insomma il cuore della squadra azzurra batte sempre a sud, una bella lezione per gufi e criticoni che per una sera sono stati ridotti al silenzio dell’urlo dei cinquantamila di Bari, per una sera la Nazione si è ritrovata unita, compatta, si è stretta all’unisono nelle emozioni regalate dai dribbling, dalle giocate e dai gol degli azzurri. Una gioia effimera ma che almeno in parte ha per un attimo cancellato affanni ed amarezze di questa travagliata stagione della storia italiana. Del resto la nazionale è sempre stata un osservatorio privilegiato per scrutare e giudicare le vicende del nostro paese e per una sera Conte ed i suoi ragazzi hanno allentato i cordoni e riversato sul campo energie e risorse da troppo tempo imbrigliate, hanno sciorinato qualità ed impegno da tempo sopiti che i maestri olandesi hanno faticato a contenere, quasi fossero stati travolti da un fiume in piena. La rinascita del calcio azzurro che da ieri sera appare più vicina coinciderà anche con la rinascita morale, economica e sociale del nostro paese? Ai posteri l’ardua sentenza.

Alvignano per un giorno invasa dai podisti

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Mercoledì, 09 Luglio 2014 11:58

Non li ha fermati nemmeno la calura. La prima edizione della Stracittadina Alvignanese, gara podistica che si è tenuta domenica 6 luglio ad Alvignano, ha fatto registrare un grande successo. Atleti da tutta la Campania hanno affollato la manifestazione, che nonostante il clima domenicale non è stata affatto una passeggiata per i partecipanti. Un percorso arduo di 10 km che si è snodato tra le vie della cittadina dell’Alto Casertano mettendo a dura a prova la resistenza degli atleti, con sentieri e discese sui quali hanno fatto la differenza tenuta atletica e preparazione psicofisica. Tra gli applausi e gli incitamenti della folla accorsa per l’occasione a salire sul gradino più alto del podio per la categoria maschile è stato Angelo Grasso (A.S.D. ATL. DUGENTA) seguito da Mario Pascale (A.S.D AMATORI ATL. FRATTESE) e Claudio Nacca (A.S.D. MARATHON CLUB G.BORDIN) rispettivamente secondo e terzo. Per la categoria femminile la palma di vincitrice è andata a Lucia Avolio (A.S.D. NAPOLI NORD MARATHON), mentre a classificarsi al secondo e terzo posto sono state Concettina Morelli (ASD RUNNING TELESE TERME) e Cinzia Petti (A.S.D. ATL. DUGENTA). Gremita la premiazione finale, presenziata dalle autorità cittadine e da volontari, nel corso della quale gli organizzatori, coordinati da Arsenio Altieri, hanno ribadito la volontà di rinnovare l’appuntamento per la prossima stagione. “Sono felicissima: tutto l'amore e la passione che mettiamo nelle gambe e nel cuore hanno avuto un ottimo risultato. C'è ancora molto da fare ma sono fiduciosa che andrà sempre meglio”, ha commentato a caldo Isabella Martino, presidente dell’A.S.D. Podisti Alvignano, associazione regista dell’evento, che tra l’altro come Elvira Marinelli (altra componente dello staff) ha raggiunto un tempo di 51 minuti. Espressa soddisfazione e voglia di continuare “su questa strada e su tante altre” anche da parte di Elvira Marinelli, Antonietta Offredo, Carmelina Mastroianni, Rosita di Lello, Nunzia Ferrara e Giusi Torino. Una domenica diversa per podisti e tanti alvignanesi che si sono radunati

CURIOSITA’: Il primo alvignanese ad aver tagliato il traguardo è stato Antonio Della Rocca (tempo 00.36.38), seguito da Antonio Palumbo (tempo 00.38.49) e Danilo Andreozzi (tempo 00.41.06)

L’Italia ha vinto i campionati… dell’altro mondo.

Pubblicato in Attualità
Sabato, 28 Giugno 2014 18:31

Sarà l’anno zero del calcio. Forse, difficile pensarlo in un paese che cambia sempre tutto per non cambiare mai niente. Forse non è stato un caso che la vita di Ciro, il ragazzo di Scampia, si sia spenta proprio nel giorno della mesta uscita di scena dell’Italia di Prandelli, dilaniata (!) dall’Uruguay e da faide di spogliatoio. Gli spari di De Santis alias Gastone, i morsi di Suarez alias il Vampiro, hanno bucato e sgonfiato il pallone tricolore, staccato la spina ad un mondo contorto e macchinoso, ad uno sport che si è ormai ridotto a contenitore di frustrazioni, rabbie, paure, desideri e passioni. No, non sono discorsi da bar, la crisi calcistica, che è in primis morale e sociale, è reale, si tocca, si odora, si vede. Ha la forma delle valigie griffate dei primi attori della pedata, dei pochi fortunati che riescono a scappare nella braccia di sceicchi e magnati, verso lidi migliori, nel calcio platinato e glamour del terzo millennio. Ha il sapore e l’odore del sangue e delle lacrime, quello versato da Ciro, tifoso sfortunato sacrificato sugli altari del dio calcio, quelle versate dalla madre, che pur nella tragedia immane ha mostrato una compostezza ed un senso di responsabilità di stampo classico, una lezione vivente per chi nelle stanze dei bottoni assiste inerme e compiaciuto allo sfacelo. Non ci resta che piangere, recitava una volta un film di Troisi, ma forse ormai non siamo più capaci neanche di farlo. Troppo anestetizzati e storditi da anni di finto benessere, ubriacati di mondanità abbiamo da tempo rinunciato a pretendere il meglio da noi stessi, ad affidarci alle nostre forze, scarichiamo sugli altri le colpe e nel farlo ci ripetiamo che in fondo siamo pur sempre un popolo di santi e navigatori. Come la politica ci ha divisi in partiti politici, anche nel calcio ora è in voga il gioco degli schieramenti, da un lato ci sono gli sfascisti, quelli che vorrebbero mettere a ferro e fuoco il sistema e ripartire da zero, dall’altro lato i conservatori, quelli che coltivano lo status quo, che confidano nel fato e nel tempo quale miglior cura, nel mezzo c’è l’uomo qualunque, il travet schiacciato da un sistema troppo grosso per essere sfidato, fruitore passivo dello spettacolo calcistico, soldato semplice del tifo. Come finirà? Neanche il mago Othelma saprebbe dirlo, troppo torbido il fondo, troppo agitate le acque ed all’orizzonte non si intravedono nevelli Mosè in grado di separarle. No, forse ho esagerato, troppe pennellate di nero, bisogna scrivere un bel finale ed allora facciamo un bel gioco, chiudiamo gli occhi ed immaginiamo di essere come la protagonista di sliding doors, le porte scorrevoli si aprono ed ecco che Balotelli segna con la Costa Rica e viene portato in trionfo da Buffon e De Rossi, Chiellini e Suarez si incontrano a ristorante e fraternizzano da vecchi amici addentando una fiorentina, nelle stesse ore Ciro si sveglia dal coma e torna a casa dalla madre in una Scampia dove droga e povertà sono solo un lontano ricordo, Prandelli viene confermato CT a vita e Renzi per completare la festa decide di abolire per sempre la TASI e l’IRAP. L’Italia ha vinto i campionati. Dell’altro mondo.

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