GRAZZANISE: GLI 11 ARRESTI ALLERTANO LE ISTITUZIONI? In evidenza

Scritto da  reedazione
Pubblicato in Cronaca
Giovedì, 16 Febbraio 2017 10:26

GRAZZANISE – In questa già primaverile mattinata di febbraio in cui scriviamo, il largo Nassiriya - che si apre davanti alla caserma dei Carabinieri - è deserto e silenzioso. Non così ieri alla stessa ora. Fin dall'alba infatti il frenetico andirivieni delle "gazzelle" della Benemerita e l'arrivo alla spicciolata di parenti e curiosi faceva eco ad un vasto blitz che ha sconvolto, a cerchi concentrici, gli 11 arrestati per traffico di stupefacenti, le loro famiglie e tutta la comunità cittadina. Oltre l'oggettiva cronaca, che i giornali on line hanno subito registrato mentre i quotidiani cartacei la riportano oggi 15, s'impongono riflessioni dettate soprattutto dalle proporzioni dei fatti, dai tempi che li hanno scanditi, dalle modalità con cui sono avvenuti e dagli sbocchi che si vanno profilando.
La tentazione moralistica incombe sempre. Ma non è questo il nostro intendimento. Intendiamo infatti sorvolare sulle negatività e sulle criticità che la "retata di san Valentino" comunque scoperchia senza pudori. Vogliamo, per converso, interrogarci e interrogare, con questo corsivo, le istituzioni locali parallele alla Stazione CC guidata dall'ottimo maresciallo Luigi De Santis sotto il coordinamento del tenente Emanuele Macrì. Per sapere o immaginare quale sia stata, a caldo, la reazione, entità per entità, attesa la diversità delle funzioni, pur nella convergenza degli intenti, almeno in linea di principio.
Insomma, famiglie, scuole, chiese e amministrazione comunale - che vivono ed operano sul/per il medesimo territorio grazzanisano - in che modo e quando pensano di dire la loro, in merito? Appena emergeranno considerazioni e commenti significativi, naturalmente saremo ben felici di prenderne nota e divulgare. Al momento appuntiamo il silenzio.
Tutti in paese sapevano del "cancro-droga", molti aspettavano che prima o poi scattassero le azioni coercitive delle Forze dell'Ordine, pochi lavoravano e lavorano a monte della grave problematica.
E adesso? Ora sembra non più rinviabile, assolutamente, un'ampia manovra di aggiustamento delle dinamiche antropologiche, sociali ed istituzionali che in tutta evidenza finora non han proprio prodotto brillanti esiti, se è vero com'è vero che una nutrita schiera di giovani e meno giovani del paese non resiste più ai lacci e lacciuoli della devianza balzata ancora una volta ai disonori delle cronache. Come se non bastasse il bailamme di spinose questioni e veleni che tormentano, ormai da molti anni, la municipalità. Tuttavia, a margine e per dovere d'informazione tendenzialmente esaustiva, dobbiamo anche dire che non manca a Grazzanise chi ha perfino obiettato sull'efficacia dell'operazione sviluppata dall'Arma, facendo notare che gli arrestati sarebbero già stati rimpiazzati nella "piazza" e, pertanto, fra un mese, quando un buon numero di coloro che nel giorno di San Valentino si son visti le manette ai polsi saranno tornati liberi, si farà strada un'ennesima faida interna al "mercato" del traffico di cocaina e hashish. Un rischio del genere, invero, non va sottovalutato, come forse non sarebbe da scartare qualche dubbio sulla spettacolarizzazione che sovente accompagna il pur meritato successo di lunghe e circostanziate indagini.
Tornando al punto nodale che vogliamo proporre, van fatti nomi e cognomi. Non certo quelli di genitori, fratelli, nonni e zii dei catturati che determinerebbero un lungo e dolente elenco (non scisso dagli omologhi sfuggiti allo scorno o dal resto della cittadinanza che potrebbe erroneamente presumere la sua totale estraneità al fenomeno). Dunque, ripartiamo dall'istituzione-Famiglia (prima "cellula malata" che dovrebbe rimettersi in terapia d'urto o, quantomeno, in cura costante), per far capo alla sequenza Scuola-Chiesa-Amministrazione comunale. E su quest'asse i cognomi sono in numero minore e più palesemente individuabili. In fondo, cosa proponiamo? Ecco, prospettiamo l'idea minimale: un pubblico incontro fra Roberta Di Iorio (dirigente del locale Istituto comprensivo), Paolo Tutore (dirigente s.s. Itis Falco), don Giovanni Corcione e padre Francesco Monticelli (rispettivamente parroci di San Giovanni Battista e dell'Annunziata), Vito Gravante (sindaco) e Gabriella Parente (assessore comunale alle Politiche sociali), per prendere apertamente e coraggiosamente atto del fenomeno che affligge la collettività e pianificare le iniziative di adeguata prevenzione, da realizzare con la stessa tenacia con cui, in sede repressiva, agiscono i Carabinieri.

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