Caserta: torna la prosa con "Visite" al Piccolo Teatro Cts

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Lunedì, 13 Febbraio 2017 17:36

Torna la prosa al Piccolo Teatro di Caserta, il Cts di via Louis Pasteur 6, in zona Centurano. "Visite" è lo spettacolo di questo week-end con appuntamenti sabato 18, alle ore 21, e domenica, alle 19.

La pièce teatrale prende vita grazie alla regia di Niko Mucci, che ha diretto i due attori protagonisti Roberto Cardone e Marcella Vitiello. "Visite" è tratto da un'opera di Vargas Llosa in cui il solo dialogo tra due personaggi controversi e misteriosi riesce ad aprire diverse dimensioni temporali ed emozionali, creando un intreccio di storie, colpi di scena e relazioni visive. Due soli personaggi e un abile, intrigante gioco di identità. Perché, come l'autore vuole far intendere, chiunque può essere chiunque e, soprattutto, chiunque può immaginare di essere chiunque.

Si è a Londra in un prestigioso hotel cittadino. Cico, un ricco uomo d'affari, è nella sua stanza. Apre la porta a una donna. Lei è Raquel. Dice di essere la sorella del suo antico amico Paulo. Una donna piacente e affascinante che giunge improvvisamente. Cico e Paulo erano stati grandissimi amici. Si erano conosciuti a scuola e per anni avevano condiviso la loro vita. Poi un episodio, un pugno sferrato da Cico a Paulo, li aveva allontanati, senza una parola, senza riconciliazione. Trentacinque anni di nulla e poi l'arrivo di Raquel. Sorella del suo amico. Ma Cico non l'ha mai vista, non ha mai sentito parlare di lei, non ha mai saputo che esistesse. Chi è? Lei conosce dettagli essenziali del rapporto di amicizia tra Cico e Paulo.

Descrive parole, luoghi, ricordi. Troppi. Dice di averli appresi da suo fratello, ma Cico non sa crederle: "Non me la bevo! Anzi, guarda: non credo a una sola parola di quello che hai detto. Ho molti difetti, ma non sono fesso. Non è facile raccontarmela, te lo assicuro".
La verità. Ecco cosa vuole Cico. Perché quella donna è lì, davanti a lui? Perché gli sta raccontando tutte quelle storie? Poi l'uomo capisce da sé. Ci sono pause di disagio, rimandi di confessioni, ricordi, lettere mai spedite e rimproveri. Poi una musica sentimentale, come un'apertura nuova, immaginifica. Il teatro è moltiplicazione di tempi, di finzioni. Anche se apparentemente verosimili. Senza dubbio la scena teatrale è lo spazio privilegiato per rappresentare la magia di cui è intessuta anche la vita della gente: quell'altra vita che si inventa perché non si può viverla davvero, ma solo sognarla grazie alle splendide menzogne della finzione.

 

Caserta: stagione teatrale al Piccolo Teatro Cts

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Mercoledì, 11 Gennaio 2017 16:02

Ecco il tredicesimo appuntamento di questa ricca stagione teatrale proposta dal Piccolo Teatro Cts di Caserta, con sede in via Louis Pasteur 6, zona Centurano. Lo spettacolo previsto per questo weekend, sabato 14 alle ore 21 e domenica 15 alle 19, è presentato dalla compagnia teatrale Onirika del Sud con "Franca" di Mariapaola Tedesco.

In scena la stessa autrice con Pierpaolo Saraceno che ne ha curato anche la regia, le scene e i costumi. Musiche originali di Concetto Fruciano, disegno luci di Gianni Grillo, foto e video di Daniele Manzella, direzione tecnica di Massimiliano Boco.

Quello di Franca Viola fu il primo vero rifiuto al matrimonio riparatore. Divenne simbolo della crescita civile dell'Italia nel secondo dopoguerra e dell'emancipazione delle donne italiane. Nel 1965, a soli 17 anni, venne rapita da Filippo Melodia, nipote del mafioso Vincenzo Rimi, e da altri suoi amici. La ragazza fu violentata per otto giorni. Il padre fu contattato dai parenti di Melodia per la cosiddetta "paciata", ovvero per un incontro volto a mettere le famiglie davanti al fatto compiuto e far accettare ai genitori di Franca le nozze dei due giovani. Secondo la morale del tempo, una ragazza uscita da una simile vicenda, avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo rapitore, salvando l'onore suo e quello familiare.

All'epoca, inoltre, la Repubblica Italiana proteggeva con l'articolo 544 del codice penale il reato di violenza carnale, che veniva estinto se l'aggressore sposava la sua vittima. Franca Viola si rifiutò di sposare Melodia e solo nel 1981 l'articolo venne abrogato. E solo nel 1996 lo stupro diventerà legalmente riconosciuto in Italia non più come un reato "contro la morale", bensì come un reato "contro la persona". Una continua lotta tra un vero e ingenuo amore e un matrimonio riparatore da parte della mafia siciliana.

Lo spettacolo è un forte e spietato messaggio in tempi in cui il femminicidio, lo stupro, la violenza sulle donne non smettono di caratterizzare negativamente la società in ogni parte.

Ecco le note di regia. «Essere Franca significa andare controcorrente, contro le regole stabilite dal popolo di quel tempo, siamo nel 1965; allontanarsi dal moralismo e dall'ipocrisia di certi ambienti tranquilli e puliti dove l'orrore c'è, ma è ben custodito lontano dalla vista. Essere Franca significa provare l'ebbrezza della libertà, reggere il sacrificio della coraggiosa scelta, mettere in discussione l'esistenza di Dio. Un oscuro circo a ciel sereno, all'interno del quale ci si ama e ci si odia. L'opera si apre con un sogno premonitore. La vera protagonista è solo una bambola, che assorbe tutta la storia di Franca. Filippo, uomo dalle mille maschere, è solo un'intermediazione tra ciò che sta sul palcoscenico e gli spettatori. Un uomo appeso ad una quarta parete, in un continuo oscillare tra bene e male, tra amore e odio, tra libertà e incatenamento.

Sul proscenio, esposti gli oggetti di un'ingenua fanciulla come simbolo di un passaggio temporale, che alla fine si rivelano come uniche cose pulite e immutate. Un vestito da sposa come simbolo della sua verginità e del suo desiderio di matrimonio si contrappone a un luttuoso abito nero, simbolo di un'atroce morte morale. Franca va spavalda incontro alla morte e se ne frega di finire tra le braccia della "Cosa Nostra" di quel tempo. La musica "meridionale" evidenzia lo sfruttamento delle donne, scava l'anima dello spettatore portandolo a elaborare il vero concetto del tragico. È una sacra musica orchestrale, paragonabile a quella del Cristo Morto durante le processioni pasquali del Sud Italia. Una storia da conoscere e far conoscere. Liberamente tratta dalla vera storia di Franca Viola».

Caserta: al Piccolo Teatro Cts è già Vigilia di Natale

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Giovedì, 01 Dicembre 2016 15:24

Al Cts è già Natale, di fatto dopo il teatro classico d'autore, al Piccolo Teatro Cts di via Louis Pasteur a Caserta (zona Centurano), torna il teatro comico brillante napoletano; previsto per questo fine settimana (sabato ore 21 e domenica ore 19) con lo spettacolo Aspettando Sasà di Antonietta Barcellona e Vincenzo Bisogno, per la regia della stessa Bisogno.

In scena ci saranno Antonietta Bisogno, Danilo Napoli, Carlo Cutolo e Gaetano Troiano. Questa la sinossi: Napoli, giorni nostri, vigilia di Natale. In casa di Lilly, giovane e belloccia mantenuta, è tutto pronto per l'arrivo del suo amante Sasà, imprenditore edile sposato con figli. Nulla manca: dal capitone arrostito alla tradizionale cascata di struffoli coi canditi. Alla porta, invece dell'uomo atteso, si presenta Amir Assam Ayesh, immigrato arabo che da poco abita al piano superiore, venuto a protestare per una serie di fastidi che riceve, involontariamente, dalla ragazza.

L'incontro fra i due, attraverso le divertentissime vicissitudini che ne seguiranno, rappresenterà un momento di scontro e di confronto fra sessi, culture e religioni completamente diversi, ma anche lo spunto per considerare come "l'altro" a volte, siamo noi e quanto, spesso, a dividerci siano i pregiudizi e i luoghi comuni. Una valanga di brio per importanti temi d'attualità in una commedia brillante dai toni esilaranti!

Come mai Aspettando Sasà? Ecco la risposta: "L'idea nasce direttamente dal cuore, e da quella curiosità quasi infantile che ci ha sempre spinti a cercare i confini del sociale e dell'umano: da una parte la necessità di trovare una storia, allo stesso tempo realistica e metaforica che possa narrare il rapporto tra individuo e identità culturale, e che tende a creare sempre più occasioni di contaminazione; dall'altra la voglia di scoprire il velo sull'infondatezza di pregiudizi e luoghi comuni che condizionano anche la città più interculturale del mondo: Napoli. A volte sfatandoli e mettendoli in ironia, altre volte sottolineando quella punta di verità che, in un modo o nell'altro, li genera.

In ogni caso ci sarà da ridere, anche perché nonostante tutte le estensioni tecnologiche e i mezzi di comunicazione di cui disponiamo, non c'è nulla che ci fa intendere davvero come uno sguardo e un gran sorriso".

E queste la nota della regista: "Ho il vantaggio/responsabilità, in questo spettacolo di ricoprire la "trinità" dei ruoli: autrice-attrice- regista. Grande è l'impegno dunque, a partire dalla scrittura, che tocca temi di un'attualità cocente (l'immigrazione, il mondo arabo, il pregiudizio) cercando di tirare fuori "tutto" e riderci intelligentemente su con grande rispetto; passando per l'interpretazione, che sia convincente e piena per un personaggio in continua evoluzione; arrivando alla regia, che riesca a rendere ogni sfumatura di senso possibile e dia equilibrio all'intero sistema. Il testo, che presenta sia comicità di situazione che di parola, propone anche molti spunti di riflessione; ma tiene impegnato il pubblico offrendogli motivo e gusto di ridere continuamente, e lanciandogli messaggi che è libero di raccogliere quando vuole, se vuole. La messa in scena è semplice, simpatica, giovanile, dinamica.

La sua forma lineare non nasconde l'ambizione e sottolinea al contempo la freschezza dell'intera composizione". Dunque, questo appuntamento si presenta con tanto divertimento, garantito soprattutto dalla comicità classica napoletana.

Caserta: doppio appuntamento con donne protagoniste al Piccolo Teatro Cts

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Venerdì, 18 Novembre 2016 13:59

Il Piccolo Teatro Cts di via Louis Pasteur 6 a Caserta (zona Centurano) anche per questa settimana ripropone tre giorni di spettacoli.

Precisamente per venerdì 18 novembre, alle ore 21 è previsto lo spettacolo presentato dalla compagnia Sin Hombre in "SUDiamo l'anima", ideazione, scrittura e regia di Maria Iannotta con Viviana Venga, Simona Cipollaro, Mario Bellafonte, Luigi De Simone, Carmine Iannotta e Rino Principe Abate, musiche e parole originali di Mario Bellafonte in arte Bema, luci, audio e grafica di Cesare Napolitano, scene di Archeos.

Mentre per sabato 19, alle ore 21, e domenica 20 novembre, alle 19, verrà presentato "Aspettando che spiova". In scena Gianluca d'Agostino nelle vesti di interprete, regista e autore dello spettacolo, con lui Luigi Credendino.

Queste le note di regia per "SUDiamo l'anima". La scena si apre con un confessionale al centro, una luce bianca, fioca, lo illumina, intorno è tutto buio. Il confessore (B) è già dietro la tendina del confessionale, non appare mai. Ai lati del confessionale delle panche di legno, si intravedono delle sagome sedute. Tutte le sagome sono caratterizzate da una corda legata alla caviglia, e sono tutti vestiti di nero, con al polso una maschera bianca, inespressiva. Suona la campanella che dà inizio alla funzione. Si illumina la prima panca, leggermente di rosso, caldo, c'è seduto un ragazzo, molto giovane apparentemente, ha una chitarra in mano, l'accorda. È un viaggio nell'entroterra campano, è tutto lasciato all'immaginazione, molte le cose taciute, lasciate all'interpretazione propria. Si tratta di quel pezzo di Campania che tutti nominano ma nessuno conosce veramente. Quando si pensa al Sud, viene in mente solo il sole, anche se la pioggia è la protagonista indiscussa.

Il tentativo è quello di raccontare come si vive veramente quaggiù, che nonostante le brutture, si sopravvive, che spesso ci si affida alla fede bugiarda, che a volte non si vede più la luce e ci si lascia andare, o che a volte l'ignoranza prevale e che si chiede perdono per dei peccati che forse non si ha nemmeno commessi. Che si suda davvero l'anima, ma che non si sa bene a chi chiediamo perdono. Che forse è meglio che questi peccati li teniamo per noi.

Ecco alcune considerazioni a margine dello spettacolo "Aspettando che spiova". Il testo di questa pièce è inedito. Il progetto nasce innanzitutto da un desiderio di fare teatro insieme e dall'esigenza di creare qualcosa di proprio a 360°. C'è un attore con una propensione alla drammaturgia, il quale scrive per sé e per altri attori che ha incontrato nei diversi contesti e coi quali vorrebbe lavorare ancora. La scrittura nasce per l'attore e non è l'attore che deve adattarsi al testo. Nel caso specifico di questo spettacolo, gli attori hanno seguito il lavoro preliminare alla messa in scena ancora più da vicino, eseguendo un ciclo di letture di alcune bozze, durante la fase di costruzione del testo, per aiutare l'autore a trovare nuove idee e suggestioni. Infatti, il risultato finale è figlio dei dibattiti nati durante queste letture.

Lo spettacolo vuole essere una critica disillusa al teatro, in una maniera, ci si prefigge, nuova, inedita, innovativa; ma è anche un gioco. La scrittura ha come presupposto l'intento di creare, piuttosto che dei personaggi plausibili, un insieme di occasioni per gli attori che si muovono dentro quelle parole e quei rapporti.

Queste le note di regia. Un temporale è lo sfondo della performance. Serve a creare il clima, l'atmosfera di tensione e di malumore di fondo, ancor prima che avvenga tutto. Il diluvio è metafora di un mondo che si avvia verso il capolinea. Il presagio di una catastrofe, di qualcosa che è più grande e che non si potrà mai gestire. La regia sarà essenziale, si ricreerà l'effetto climatico con il supporto tecnico di audio e luci. Per quanto riguarda la scena, si immagina un teatro che perde. Qua e là recipienti di varie dimensioni a raccogliere le gocce che il soffitto non riesce a trattenere. Si immagina che ci sia una specie di tetto o qualcosa del genere sulle teste degli attori, dal quale ogni tanto cada a terra un po' d'acqua piovana accumulatasi.

Caserta: torna la pellicola "Strade" al Piccolo Teatro Cts

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Venerdì, 13 Novembre 2015 16:30

Cambio di programma per questo fine settimana al Piccolo Teatro Cts di Caserta. Infatti, in sostituzione dello spettacolo teatrale previsto, ci sarà la proiezione domani sabato, alle ore 21, e domenica, alle 19, del film "Strade. Le scelte della vita", prodotto dallo stesso Centro Teatro Studio e girato in pellicola nel 1994 a Caserta e dintorni con la regia di Angelo Antonucci.

I protagonisti di questo film sono Angelo Bove, Paola Fulciniti, Antonio Iavazzo e Gianluca Maccauro, con la partecipazione di tantissime comparse e gruppi musicali casertani costituiti da Gennaro Vitrone, Emilio Di Donato, Agostino Santoro. Pertanto la compartecipazione a questo film è costituita al 90% da persone e location "made" in Caserta.

I protagonisti della storia sono quattro giovani tra i 25 e i 30 anni: Gianmarco, Sabrina, Sandro e Niko. Provengono tutti dal sud Italia e hanno frequentato, non senza sacrifici, l'Accademia d'Arte Drammatica sperando in un futuro fatto di gloria e successo. Un sogno in comune che non impedisce loro, però, di prendere strade diverse. E così mentre Gianmarco continua a lavorare per piccole compagnie teatrali, coltivando la sua passione per il teatro, Niko, preso dal rapporto difficile con la madre, da tempo separata, trova rifugio nella sua passione musicale con la tromba. Sabrina, nonostante il bambino di 5 anni, vede in crisi il rapporto con suo marito e Sandro si sente schiacciato dalla ripetitività della vita familiare. In questo contesto, il loro vecchio amico Andrea, li invita tutti e quattro ad assistere al suo esordio a teatro, nell'Amleto di Shakespeare, a Firenze.

Il viaggio vissuto nel ricordo di Niko, oltre che un ritrovarsi, diviene un confronto continuo, una riflessione sulle scelte della vita di ognuno di loro, ma anche un momento per evadere dalla monotonia della loro esistenza. Dopo vari ostacoli, tra cui il ritorno a casa di Sabrina, i tre ragazzi giungono finalmente da Andrea. Ma qui fanno una imprevedibile scoperta.

Ingresso euro 2,50.

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