Piedimonte Matese: Bangladesh, familiari D'Allestro mercoledì da Papa Francesco

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Venerdì, 17 Febbraio 2017 14:10

I familiari di Vincenzo D'Allestro, l'imprenditore di Piedimonte Matese (Caserta) ucciso nel corso dell'attentato compiuto dall'Isis a Dacca in Bangladesh il 2 luglio 2016, hanno riferito che si recheranno da Papa Francesco insieme ai familiari delle altre otto vittime della strage.

Il gruppo di trenta persone, accompagnate dal vescovo della Diocesi di Alife-Caiazzo, monsignor Valentino Di Cerbo, che ha sostenuto l'iniziativa, annuncia che incontrerà il Pontefice mercoledì 22 febbraio in forma privata prima della consueta udienza generale.

La richiesta dell'incontro risale allo scorso autunno, e fu avanzata dalla famiglia D'Allestro, residente a Piedimonte Matese, che dopo la morte di Vincenzo ha creato l'associazione "In viaggio con Vincenzo", il cui scopo è sostenere, tra gli altri, anche alcuni progetti di solidarietà sociale in Bangladesh. 

1 gennaio 2017: messaggio del Santo Padre per la Celebrazione della Giornata Mondiale della Pace

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Domenica, 01 Gennaio 2017 12:18

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA CELEBRAZIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

1° GENNAIO 2017

La nonviolenza: stile di una politica per la pace

1. All'inizio di questo nuovo anno porgo i miei sinceri auguri di pace ai popoli e alle nazioni del mondo, ai Capi di Stato e di Governo, nonché ai responsabili delle comunità religiose e delle varie espressioni della società civile. Auguro pace ad ogni uomo, donna, bambino e bambina e prego affinché l'immagine e la somiglianza di Dio in ogni persona ci consentano di riconoscerci a vicenda come doni sacri dotati di una dignità immensa. Soprattutto nelle situazioni di conflitto, rispettiamo questa «dignità più profonda»[1] e facciamo della nonviolenza attiva il nostro stile di vita.

Questo è il Messaggio per la 50ª Giornata Mondiale della Pace. Nel primo, il beato Papa Paolo VI si rivolse a tutti i popoli, non solo ai cattolici, con parole inequivocabili: «E' finalmente emerso chiarissimo che la pace è l'unica e vera linea dell'umano progresso (non le tensioni di ambiziosi nazionalismi, non le conquiste violente, non le repressioni apportatrici di falso ordine civile)». Metteva in guardia dal «pericolo di credere che le controversie internazionali non siano risolvibili per le vie della ragione, cioè delle trattative fondate sul diritto, la giustizia, l'equità, ma solo per quelle delle forze deterrenti e micidiali». Al contrario, citando la Pacem in terris del suo predecessore san Giovanni XXIII, esaltava «il senso e l'amore della pace fondata sulla verità, sulla giustizia, sulla libertà, sull'amore».[2] Colpisce l'attualità di queste parole, che oggi non sono meno importanti e pressanti di cinquant'anni fa.

In questa occasione desidero soffermarmi sulla nonviolenza come stile di una politica di pace e chiedo a Dio di aiutare tutti noi ad attingere alla nonviolenza nelle profondità dei nostri sentimenti e valori personali. Che siano la carità e la nonviolenza a guidare il modo in cui ci trattiamo gli uni gli altri nei rapporti interpersonali, in quelli sociali e in quelli internazionali. Quando sanno resistere alla tentazione della vendetta, le vittime della violenza possono essere i protagonisti più credibili di processi nonviolenti di costruzione della pace. Dal livello locale e quotidiano fino a quello dell'ordine mondiale, possa la nonviolenza diventare lo stile caratteristico delle nostre decisioni, delle nostre relazioni, delle nostre azioni, della politica in tutte le sue forme.

Un mondo frantumato

2. Il secolo scorso è stato devastato da due guerre mondiali micidiali, ha conosciuto la minaccia della guerra nucleare e un gran numero di altri conflitti, mentre oggi purtroppo siamo alle prese con una terribile guerra mondiale a pezzi. Non è facile sapere se il mondo attualmente sia più o meno violento di quanto lo fosse ieri, né se i moderni mezzi di comunicazione e la mobilità che caratterizza la nostra epoca ci rendano più consapevoli della violenza o più assuefatti ad essa.

In ogni caso, questa violenza che si esercita "a pezzi", in modi e a livelli diversi, provoca enormi sofferenze di cui siamo ben consapevoli: guerre in diversi Paesi e continenti; terrorismo, criminalità e attacchi armati imprevedibili; gli abusi subiti dai migranti e dalle vittime della tratta; la devastazione dell'ambiente. A che scopo? La violenza permette di raggiungere obiettivi di valore duraturo? Tutto quello che ottiene non è forse di scatenare rappresaglie e spirali di conflitti letali che recano benefici solo a pochi "signori della guerra"?

La violenza non è la cura per il nostro mondo frantumato. Rispondere alla violenza con la violenza conduce, nella migliore delle ipotesi, a migrazioni forzate e a immani sofferenze, poiché grandi quantità di risorse sono destinate a scopi militari e sottratte alle esigenze quotidiane dei giovani, delle famiglie in difficoltà, degli anziani, dei malati, della grande maggioranza degli abitanti del mondo. Nel peggiore dei casi, può portare alla morte, fisica e spirituale, di molti, se non addirittura di tutti.

La Buona Notizia

3. Anche Gesù visse in tempi di violenza. Egli insegnò che il vero campo di battaglia, in cui si affrontano la violenza e la pace, è il cuore umano: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive» (Mc 7,21). Ma il messaggio di Cristo, di fronte a questa realtà, offre la risposta radicalmente positiva: Egli predicò instancabilmente l'amore incondizionato di Dio che accoglie e perdona e insegnò ai suoi discepoli ad amare i nemici (cfr Mt 5,44) e a porgere l'altra guancia (cfr Mt 5,39). Quando impedì a coloro che accusavano l'adultera di lapidarla (cfr Gv 8,1-11) e quando, la notte prima di morire, disse a Pietro di rimettere la spada nel fodero (cfr Mt 26,52), Gesù tracciò la via della nonviolenza, che ha percorso fino alla fine, fino alla croce, mediante la quale ha realizzato la pace e distrutto l'inimicizia (cfr Ef 2,14-16). Perciò, chi accoglie la Buona Notizia di Gesù, sa riconoscere la violenza che porta in sé e si lascia guarire dalla misericordia di Dio, diventando così a sua volta strumento di riconciliazione, secondo l'esortazione di san Francesco d'Assisi: «La pace che annunziate con la bocca, abbiatela ancor più copiosa nei vostri cuori».[3]

Essere veri discepoli di Gesù oggi significa aderire anche alla sua proposta di nonviolenza. Essa – come ha affermato il mio predecessore Benedetto XVI – «è realistica, perché tiene conto che nel mondo c'è troppa violenza, troppa ingiustizia, e dunque non si può superare questa situazione se non contrapponendo un di più di amore, un di più di bontà. Questo "di più" viene da Dio».[4] Ed egli aggiungeva con grande forza: «La nonviolenza per i cristiani non è un mero comportamento tattico, bensì un modo di essere della persona, l'atteggiamento di chi è così convinto dell'amore di Dio e della sua potenza, che non ha paura di affrontare il male con le sole armi dell'amore e della verità. L'amore del nemico costituisce il nucleo della "rivoluzione cristiana"».[5] Giustamente il vangelo dell'amate i vostri nemici (cfr Lc 6,27) viene considerato «la magna charta della nonviolenza cristiana»: esso non consiste «nell'arrendersi al male [...] ma nel rispondere al male con il bene (cfr Rm 12,17-21), spezzando in tal modo la catena dell'ingiustizia».[6]

Più potente della violenza

4. La nonviolenza è talvolta intesa nel senso di resa, disimpegno e passività, ma in realtà non è così. Quando Madre Teresa ricevette il premio Nobel per la Pace nel 1979, dichiarò chiaramente il suo messaggio di nonviolenza attiva: «Nella nostra famiglia non abbiamo bisogno di bombe e di armi, di distruggere per portare pace, ma solo di stare insieme, di amarci gli uni gli altri [...] E potremo superare tutto il male che c'è nel mondo».[7] Perché la forza delle armi è ingannevole. «Mentre i trafficanti di armi fanno il loro lavoro, ci sono i poveri operatori di pace che soltanto per aiutare una persona, un'altra, un'altra, un'altra, danno la vita»; per questi operatori di pace, Madre Teresa è «un simbolo, un'icona dei nostri tempi».[8] Nello scorso mese di settembre ho avuto la grande gioia di proclamarla Santa. Ho elogiato la sua disponibilità verso tutti attraverso «l'accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata. [...] Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini – dinanzi ai crimini! – della povertà creata da loro stessi».[9] In risposta, la sua missione – e in questo rappresenta migliaia, anzi milioni di persone – è andare incontro alle vittime con generosità e dedizione, toccando e fasciando ogni corpo ferito, guarendo ogni vita spezzata.

La nonviolenza praticata con decisione e coerenza ha prodotto risultati impressionanti. I successi ottenuti dal Mahatma Gandhi e Khan Abdul Ghaffar Khan nella liberazione dell'India, e da Martin Luther King Jr contro la discriminazione razziale non saranno mai dimenticati. Le donne, in particolare, sono spesso leader di nonviolenza, come, ad esempio, Leymah Gbowee e migliaia di donne liberiane, che hanno organizzato incontri di preghiera e protesta nonviolenta (pray-ins) ottenendo negoziati di alto livello per la conclusione della seconda guerra civile in Liberia.

Né possiamo dimenticare il decennio epocale conclusosi con la caduta dei regimi comunisti in Europa. Le comunità cristiane hanno dato il loro contributo con la preghiera insistente e l'azione coraggiosa. Speciale influenza hanno esercitato il ministero e il magistero di san Giovanni Paolo II. Riflettendo sugli avvenimenti del 1989 nell'Enciclica Centesimus annus (1991), il mio predecessore evidenziava che un cambiamento epocale nella vita dei popoli, delle nazioni e degli Stati si realizza «mediante una lotta pacifica, che fa uso delle sole armi della verità e della giustizia».[10] Questo percorso di transizione politica verso la pace è stato reso possibile in parte «dall'impegno non violento di uomini che, mentre si sono sempre rifiutati di cedere al potere della forza, hanno saputo trovare di volta in volta forme efficaci per rendere testimonianza alla verità». E concludeva: «Che gli uomini imparino a lottare per la giustizia senza violenza, rinunciando alla lotta di classe nelle controversie interne ed alla guerra in quelle internazionali».[11]

La Chiesa si è impegnata per l'attuazione di strategie nonviolente di promozione della pace in molti Paesi, sollecitando persino gli attori più violenti in sforzi per costruire una pace giusta e duratura.

Questo impegno a favore delle vittime dell'ingiustizia e della violenza non è un patrimonio esclusivo della Chiesa Cattolica, ma è proprio di molte tradizioni religiose, per le quali «la compassione e la nonviolenza sono essenziali e indicano la via della vita».[12] Lo ribadisco con forza: «Nessuna religione è terrorista».[13] La violenza è una profanazione del nome di Dio.[14] Non stanchiamoci mai di ripeterlo: «Mai il nome di Dio può giustificare la violenza. Solo la pace è santa. Solo la pace è santa, non la guerra!».[15]

La radice domestica di una politica nonviolenta

5. Se l'origine da cui scaturisce la violenza è il cuore degli uomini, allora è fondamentale percorrere il sentiero della nonviolenza in primo luogo all'interno della famiglia. È una componente di quella gioia dell'amore che ho presentato nello scorso marzo nell'Esortazione apostolica Amoris laetitia, a conclusione di due anni di riflessione da parte della Chiesa sul matrimonio e la famiglia. La famiglia è l'indispensabile crogiolo attraverso il quale coniugi, genitori e figli, fratelli e sorelle imparano a comunicare e a prendersi cura gli uni degli altri in modo disinteressato, e dove gli attriti o addirittura i conflitti devono essere superati non con la forza, ma con il dialogo, il rispetto, la ricerca del bene dell'altro, la misericordia e il perdono.[16] Dall'interno della famiglia la gioia dell'amore si propaga nel mondo e si irradia in tutta la società.[17] D'altronde, un'etica di fraternità e di coesistenza pacifica tra le persone e tra i popoli non può basarsi sulla logica della paura, della violenza e della chiusura, ma sulla responsabilità, sul rispetto e sul dialogo sincero. In questo senso, rivolgo un appello in favore del disarmo, nonché della proibizione e dell'abolizione delle armi nucleari: la deterrenza nucleare e la minaccia della distruzione reciproca assicurata non possono fondare questo tipo di etica.[18] Con uguale urgenza supplico che si arrestino la violenza domestica e gli abusi su donne e bambini.

Il Giubileo della Misericordia, conclusosi nel novembre scorso, è stato un invito a guardare nelle profondità del nostro cuore e a lasciarvi entrare la misericordia di Dio. L'anno giubilare ci ha fatto prendere coscienza di quanto numerosi e diversi siano le persone e i gruppi sociali che vengono trattati con indifferenza, sono vittime di ingiustizia e subiscono violenza. Essi fanno parte della nostra "famiglia", sono nostri fratelli e sorelle. Per questo le politiche di nonviolenza devono cominciare tra le mura di casa per poi diffondersi all'intera famiglia umana. «L'esempio di santa Teresa di Gesù Bambino ci invita alla pratica della piccola via dell'amore, a non perdere l'opportunità di una parola gentile, di un sorriso, di qualsiasi piccolo gesto che semini pace e amicizia. Una ecologia integrale è fatta anche di semplici gesti quotidiani nei quali spezziamo la logica della violenza, dello sfruttamento, dell'egoismo».[19]

Il mio invito

6. La costruzione della pace mediante la nonviolenza attiva è elemento necessario e coerente con i continui sforzi della Chiesa per limitare l'uso della forza attraverso le norme morali, mediante la sua partecipazione ai lavori delle istituzioni internazionali e grazie al contributo competente di tanti cristiani all'elaborazione della legislazione a tutti i livelli. Gesù stesso ci offre un "manuale" di questa strategia di costruzione della pace nel cosiddetto Discorso della montagna. Le otto Beatitudini (cfr Mt 5,3-10) tracciano il profilo della persona che possiamo definire beata, buona e autentica. Beati i miti – dice Gesù –, i misericordiosi, gli operatori di pace, i puri di cuore, coloro che hanno fame e sete di giustizia.

Questo è anche un programma e una sfida per i leader politici e religiosi, per i responsabili delle istituzioni internazionali e i dirigenti delle imprese e dei media di tutto il mondo: applicare le Beatitudini nel modo in cui esercitano le proprie responsabilità. Una sfida a costruire la società, la comunità o l'impresa di cui sono responsabili con lo stile degli operatori di pace; a dare prova di misericordia rifiutando di scartare le persone, danneggiare l'ambiente e voler vincere ad ogni costo. Questo richiede la disponibilità «di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo».[20] Operare in questo modo significa scegliere la solidarietà come stile per fare la storia e costruire l'amicizia sociale. La nonviolenza attiva è un modo per mostrare che davvero l'unità è più potente e più feconda del conflitto. Tutto nel mondo è intimamente connesso.[21] Certo, può accadere che le differenze generino attriti: affrontiamoli in maniera costruttiva e nonviolenta, così che «le tensioni e gli opposti [possano] raggiungere una pluriforme unità che genera nuova vita», conservando «le preziose potenzialità delle polarità in contrasto».[22]

Assicuro che la Chiesa Cattolica accompagnerà ogni tentativo di costruzione della pace anche attraverso la nonviolenza attiva e creativa. Il 1° gennaio 2017 vede la luce il nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che aiuterà la Chiesa a promuovere in modo sempre più efficace «i beni incommensurabili della giustizia, della pace e della salvaguardia del creato» e della sollecitudine verso i migranti, «i bisognosi, gli ammalati e gli esclusi, gli emarginati e le vittime dei conflitti armati e delle catastrofi naturali, i carcerati, i disoccupati e le vittime di qualunque forma di schiavitù e di tortura».[23] Ogni azione in questa direzione, per quanto modesta, contribuisce a costruire un mondo libero dalla violenza, primo passo verso la giustizia e la pace.

In conclusione

7. Come da tradizione, firmo questo Messaggio l'8 dicembre, festa dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Maria è la Regina della Pace. Alla nascita di suo Figlio, gli angeli glorificavano Dio e auguravano pace in terra agli uomini e donne di buona volontà (cfr Lc 2,14). Chiediamo alla Vergine di farci da guida.

«Tutti desideriamo la pace; tante persone la costruiscono ogni giorno con piccoli gesti e molti soffrono e sopportano pazientemente la fatica di tanti tentativi per costruirla».[24] Nel 2017, impegniamoci, con la preghiera e con l'azione, a diventare persone che hanno bandito dal loro cuore, dalle loro parole e dai loro gesti la violenza, e a costruire comunità nonviolente, che si prendono cura della casa comune. «Niente è impossibile se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera. Tutti possono essere artigiani di pace».[25]

Dal Vaticano, 8 dicembre 2016

Francesco

17 dicembre 1936: nasce a Buenos Aires Papa Francesco

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Sabato, 17 Dicembre 2016 15:41

Papa Francesco, Pontefice della chiesa cattolica, è nato nella capitale argentina il 17 dicembre 1936. All'anagrafe Jorge Mario Bergoglio, nato all'interno di una famiglia le cui origini sono italiane, nello specifico piemontesi. E' nell'anno 1958 che entra a far parte come novizio della Compagnia di Gesù: con tale organizzazione trascorre un periodo in Cile, torna poi nella sua città natale dove perfeziona il suo percorso di studi e consegue la laurea in filosofia. Dall'anno 1964 insegna letteratura e psicologia nei collegi di Santa Fe e Buenos Aires, per tre anni. Diventa sacerdote a 33 anni il giorno 13 dicembre 1969.

Jorge Mario Bergoglio ricopre la carica di rettore della facoltà di teologia e filosofia a San Miguel. Viene in seguito Provinciale dell'Argentina; nel 1986 si reca in Germania per il completamento del proprio dottorato di studi teologici. Torna quindi in patria, nella città di Córdoba, chiamato ad essere direttore spirituale e confessore della locale chiesa della Compagnia di Gesù. Il futuro papa Francesco il giorno 20 maggio 1992 viene nominato vescovo ausiliare di Buenos Aires e titolare di Auca.

La carriera ecclesiastica prosegue con un balzo in avanti quando il 3 giugno 1997 è nominato arcivescovo di Buenos Aires. Alla morte del cardinale Antonio Quarracino, gli succede il 28 febbraio 1998 diventando di fatto la figura religiosa più importante dell'intera Argentina. Sempre nel 1998, dal 6 novembre, è anche ordinario per i fedeli di rito orientale in Argentina. Papa Giovanni Paolo II lo nomina cardinale il 21 febbraio 2001. Dopo il lutto di Karol Wojtyla, Jorge Mario Bergoglio è considerato uno dei candidati più in vista per l'elezione a nuovo Pontefice, nel 2005. Verrà eletto Joseph Ratzinger, ma secondo alcune notizie trapelate dopo il conclave, l'argentino sarebbe stato proprio il nome più votato dopo quello del nuovo papa. Lo stesso Ratzinger sarebbe stato fra i cardinali che avrebbero appoggiato l'elezione di Bergoglio.

Dopo la rinuncia alla carica di pontefice di papa Benedetto XVI, il nuovo conclave elegge Jorge Mario Bergoglio come suo successore nella sera del 13 marzo 2013: il nuovo pontefice assume il nome di papa Francesco. E' il primo papa non europeo, è il primo papa gesuita e il primo a farsi ispirare da Francesco d'Assisi nella scelta del nome, esprimendo da subito sensibilità verso i simboli che il santo reca nella sua figura così come nel suo messaggio di semplicità e umiltà. Auguri per il compleanno. 

Il Santo Padre Papa Francesco benedice i Volontari del Servizio Civile, Campania al top

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Lunedì, 28 Novembre 2016 13:02

Con la benedizione del Santo Padre parte il prossimo 5 dicembre l'impegno di oltre 1350 Volontari nelle Pro Loco di ben 17 regioni grazie al Servizio Civile dell'Unpli per lo sviluppo sociale e culturale dei territori. E' la Campania ad avere il primato con oltre 350 volontari.

Con 6 bus (2 da Avellino e uno per le altre province) circa 200 volontari e 100 operatori locali di progetto, guidati dal Presidente regionale Mario Perrotti, hanno preso parte all'udienza di Papa Francesco.

Sono arrivati in 650 da tutta Italia all'appuntamento presso Sala Nervi in Vaticano in occasione dei quindici anni della legge istitutiva del Servizio Civile Nazionale (legge 6 marzo 2001 n. 64). La delegazione è stata guidata dal neo presidente dell'Unpli (Unione Nazionale Pro Loco d'Italia), Antonino La Spina, e dalla responsabile del dipartimento Servizio Civile Unpli, Bernardina Tavella. Un giorno importante per l'Unpli che sin dal 2004 è accreditata, presso il Servizio Civile nazionale, quale Ente di 1a classe nel settore di intervento: "Patrimonio artistico e culturale d/03 – valorizzazione storie e culture locali".

Il Santo Padre si è soffermato con il Presidente Nazionale, Antonino La Spina, il quale gli ha consegnato il gagliardetto dell'Unione Nazionale Pro Loco d'Italia.

L'Unpli è inoltre il terzo ente a livello nazionale per numero di volontari, oltre 15mila, che nel corso degli anni hanno effettuato il Servizio Civile presso le Pro Loco di gran parte delle regioni italiane.

"I ragazzi del Servizio Civile in forza alle Pro Loco italiane – afferma il presidente dell'Unpli, Antonino La Spina, – rappresentano una risorsa fondamentale per il nostro immenso patrimonio culturale ed immateriale di cui, nell'ambito dei progetti approvati, curano il recupero, l'archiviazione, la catalogazione e la tutela. Attività - conclude - per la quale l'Unpli è riconosciuta dall'Unesco".

"Ancora una volta - afferma il presidente UNPLI Campania Mario Perrotti, - i volontari UNPLI incontrano il pontefice! Un evento straordinario che, con la presenza massiccia di volontari e operatori nazionali e sopratutto della nostra regione Campania, testimonia i valori della solidarietà, dell'altruismo e della assoluta passione con cui i nostri giovani intendono realizzarli".

Giovedì Santo: le storie dei profughi a cui Papa Francesco lava i piedi

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Giovedì, 24 Marzo 2016 14:41

Tre musulmani, uno di religione indù, tre donne di religione cristiana copta e cinque cattolici, quattro maschi e una femmina: sono i profughi (11 e una donna che li assiste) che ricevono la lavanda dei piedi da papa Francesco oggi, Giovedì Santo, al Cara, acronimo di centro accoglienza richiedenti asilo, di Castelnuovo di Porto.

I profughi - fa sapere il Pontificio Consiglio della Nuova evangelizzazione - hanno avuto tutti vicende turbolente e situazioni al limite della sopportazione fisica e psicologica in Paesi dove regna il dolore e la sofferenza dai quali sono scappati per raggiungere l'Italia.

Sira, 37 anni, uno dei tre musulmani davanti ai il Papa si inginocchierà per la lavanda, proviene dal Mali. E' arrivato al Cara da meno di due anni dopo essere passato per il Niger e la Libia. Mohamed, anch'egli musulmano, ha compiuto 22 anni oggi ed è arrivato al Centro di Accoglienza da neanche due mesi. E' nato in Siria, terra dalla quale è scappato varcando i confini della Libia fino ad approdare sulle nostre coste a Lampedusa lo scorso 11 gennaio. Il terzo musulmano che incontrerà il Papa ha invece dovuto attraversare otto paesi prima di raggiungere la destinazione definitiva, l'Italia. Si chiama Khurram, compirà 26 anni l'1 giugno, ed è originario del Pakistan. Proprio da lì è partito attraversando Iran, Turchia, Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria e Austria fino all'arrivo a Caltanissetta l'1 settembre 2015.

L'unico profugo di religione indù, Kunal di 29 anni, ha seguito le stesse tappe di Khurram ma ha iniziato il suo viaggio dall'India. Il Papa laverà i piedi anche alle tre donne profughe di religione copta e di nazionalità eritrea. Infatti tutte e tre sono partite proprio dall'Eritrea seguendo il medesimo percorso: Etiopia, Sudan, Libia e Italia. Come fossero legate da un filo, tutte sono arrivate in Sicilia. La più grande, la 26enne Luchia, è arrivata il 7 ottobre dello scorso anno. Kbra, 23 anni il primo aprile, è approdata sulle coste dell'isola il 5 novembre e l'appena ventenne Lucia il 4 dicembre.

Dei 12 profughi che riceveranno il concreto segno di accoglienza del Pontefice ci sono anche i cinque fedeli di religione cattolica. L'unica donna cattolica è Angela Ferri, 30 anni, proveniente da Stigliano.

Gli altri sono quattro giovani nigeriani, di cui due fratelli, arrivati in periodi diversi in Italia ma con lo stesso tragitto. Tutti e quattro sono studenti. Partiti dalla Nigeria hanno attraversato il Niger e la Libia. I due fratelli sono Shadrach Osahon ed Endurance, rispettivamente di 26 e 21 anni. Per salvarsi sono stati separati alcuni mesi ma alla fine si sono riuniti. Il maggiore è arrivato in Italia il 16 agosto 2014 mentre il minore il 17 ottobre dello stesso anno. Gli altri due profughi nigeriani che riceveranno la lavanda sono Miminu Bright che compirà 27 anni il prossimo 15 giugno e il ventiduenne Osma, già laureato in fisica.

"Un gesto semplice ma eloquente - l'ha definito l'arcivescovo Rino Fisichella -. Papa Francesco si inchinerà e laverà loro i piedi come segno di servizio e attenzione alle loro condizioni".

Il Cara ospita, in totale, 892 persone di cui 554 di religione musulmana, 337 cristiana e 2 indù. Tra queste, oltre ai 12 della lavanda dei piedi, il Papa incontrerà anche tre famiglie di profughi: Amin, originaria della Palestina, Haron e Mesfun che arrivano dall'Eritrea. La famiglia degli Amin è composta dalla bisnonna Taqia, che nel lontano 1948 si era rifugiata in Iraq e poi nel 2012 in Siria, dal figlio Hassan che è sposato con Sawsan con cui ha avuto una figlia, Tahani. Tahani a sua volta si è sposata con Dardir con il quale ha avuto due figli di otto e sei anni, Roshdi e Mohammad. Infine, la bisnonna Taqia ha anche un altro nipote di nome Hani.

Gli Amin sono arrivati al Cara su un "barcone della speranza" lo scorso gennaio come la famiglia Haron. Quest'ultima ha dovuto affrontare un viaggio impossibile poiché Lucia, moglie di Hassen, era incinta. Infatti, arrivati al Centro il 29 gennaio da due sono diventati tre il 12 marzo scorso, con la nascita di Saber. L'ultima famiglia che Papa Francesco incontrerà sarà quella eritrea dei Mesfun composta solo da madre Luchia e dalla piccola Merhawit, il cui significato in italiano è libertà. Madre e figlia, sono state protagoniste, nell'ottobre passato, di un altro viaggio pericoloso e difficile. Luchia ha affrontato la traversata proprio nei giorni del parto: arrivata in Italia il 7 ottobre, il 9 ha dato alla luce a Grosseto Merhawit. Dalla Toscana, poi, il trasferimento al Centro dove sono state accolte il 12 dicembre 2015. Ora si sono integrate e partecipano attivamente alla vita del Cara, come alla giornata del Migrante, il 17 gennaio, quando sono passate attraverso la Porta Santa.

 

Papa Francesco compie oggi 79 anni; auguri.....

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Giovedì, 17 Dicembre 2015 14:47

Tanti messaggi sono giunti a Papa Francesco che compie oggi 79 anni di età. Il Papa ha celebrato stamane la messa nella cappella di Santa Marta ed ha ricevuto poi gli auguri del personale dello stesso residence che ha eletto a sua abitazione in Vaticano. Quindi la mattinata è stata riservata alle numerose udienze. Nessun festeggiamento particolare, nella giornata del Pontefice. 

Papa Francesco: benedice "auto-chiesetta" della Madonna di Pompei

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Mercoledì, 02 Dicembre 2015 13:44

Questa mattina, poco prima dell'udienza generale in piazza San Pietro, Papa Francesco ha benedetto la nuova "auto-chiesetta", utilizzata durante il servizio pastorale della Missione Mariana del Rosario del Santuario di Pompei.

"Per la prima volta, nella storia della Missione Mariana, un Pontefice ha impartito la benedizione al mezzo che porta in tutte le diocesi del mondo l'Immagine della Vergine di Pompei", riferisce Radio Vaticana. 

Indiscrezioni di Qn sulla salute del Papa: avrebbe tumore al cervello, Vaticano smentisce

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Mercoledì, 21 Ottobre 2015 08:48

Il Papa avrebbe una "piccola macchia scura nel cervello", un piccolo "tumore curabile". E' il Quotidiano Nazionale a scrivere in prima pagina la notizia di una visita in incognito fatta da Bergoglio qualche tempo fa in Toscana, per consultare uno specialista giapponese di fama mondiale che lavora anche in Toscana. E il responso è stato favorevole: non serve un intervento. Ma secca arriva nella notte la smentita di padre Federico Lombardi: "Il Papa sta svolgendo come sempre la sua attività intensissima. La diffusione di notizie infondate è gravemente irresponsabile e non è degna di attenzione", afferma all'ANSA il portavoce vaticano. Anche perché la notizia di Qn arriva proprio alla vigilia di giorni delicatissimi: la chiusura di sabato pomeriggio del Sinodo per la famiglia, da cui ci si attende importanti decisioni sul temi delicati, come ad esempio la comunione ai divorziati rispostati. Argomenti su cui si è dibattuto molto tra i padri sinodali. Il direttore di Qn, Andrea Cangini, interpellato dopo la smentita del direttore della Sala stampa vaticana, conferma la notizia che il Papa avrebbe un piccolo tumore curabile al cervello: "La smentita è comprensibile ed era attesa - dice -. Abbiamo a lungo tenuto ferma la notizia per fare tutte le verifiche del caso. Non abbiamo il minimo dubbio sulla sua fondatezza. Ci siamo seriamente interrogati se pubblicarla o meno. Abbiamo ritenuto che quel che a nostro avviso vale per un capo di Stato o di governo valga anche per il Papa: l'enorme responsabilità pubblica di cui queste personalità sono gravate ci porta a credere che il diritto alla riservatezza sia meno importante del diritto dell'opinione pubblica ad essere informata". Papa Bergoglio, secondo quanto scrive Qn, si sarebbe recato alcuni mesi fa alla clinica San Rossore di Barbaricina, nei pressi di Pisa, dove l'elicottero papale sarebbe stato visto atterrare. Sarebbe stato in quella occasione che il Papa è stato visitato dal professore Takanori Fukushima, esperto in tumori al cervello e aneurismi, riportando una prognosi in base alla quale non sarebbe necessario un intervento chirurgico. "Non dovrebbe essere necessario alcun tipo di intervento. Quella macchia - scrive il quotidiano, riportando le parole di un componente dello staff della clinica -, quel piccolo tumore si può curare". Accanto alla notizia pubblicata in prima pagina da Qn, un editoriale del direttore Cangini intitolato 'Il dovere di scriverlo'. Fukushima è docente di Neurochirurgia al Duke University Medical Center e alla West Virginia University Medical Center.

Papa Francesco “Sono vicino al mondo dell’Agricoltura, e incoraggio a coltivare la terra”

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Mercoledì, 12 Novembre 2014 08:23

“Oggi, in Italia, si celebra la giornata del ringraziamento, che quest’anno ha per tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, con riferimento all’ormai prossimo Expo Milano 2015. Mi unisco ai vescovi nell’auspicare un impegno rinnovato perché a nessuno manchi il cibo quotidiano, che Dio dona per tutti. Sono vicino al mondo dell’agricoltura, e incoraggio a coltivare la terra in modo sostenibile e solidale”. Lo ha detto domenica scorsa Papa Francesco (in foto), dopo l’Angelus. Il Papa ha ricordato anche come in tale contesto si sia svolta a Roma la giornata diocesana per la custodia del creato.

http://www.radiocrc.com/radio-terra-oggi-dell11-novembre-2014/12343461

Papa a Caserta:vescovo Mons.D'Alise, la sua visita scuoterà le coscienze

Pubblicato in Attualità
Venerdì, 25 Luglio 2014 14:11

CASERTA - "Questa visita improvvisa, che io definisco ufficiale, ma familiare, certamente scuoterà le coscienze". E' quanto afferma alla Radio Vaticana monsignor Giovanni D'Alise, vescovo di Caserta, introducendo i temi della visita pastorale che domani pomeriggio papa Francesco farà nella città campana.

"Noi siamo in attesa di una parola del Santo Padre, perché qui a Caserta viviamo anche, come tutti ripetono continuamente, una situazione difficile - dice il presule -. Io sono vescovo qui da due mesi e la frase che più ho sentito dire è stata 'situazione difficile', a livello civile ma anche a livello ecclesiale. Quindi, la visita del Papa sarà per noi di consolazione e incoraggiamento".

Mons. D'Alise si sofferma su uno dei gravi problemi del territorio, quello dei rifiuti tossici interrati dalla criminalità organizzata e delle morti nella "terra dei fuochi". "Io ho fatto presente al Papa questa situazione - spiega il vescovo -, ma il Santo Padre è già aggiornato e ha fatto già qualche intervento nel suo Magistero. Noi speriamo che abbia da dirci qualche parola non solo di incoraggiamento ma anche di guida, del come comportarci, perché noi siamo immersi in queste problematiche".

"Per esempio - prosegue -, la presenza della malavita organizzata: qui è sottile ma si sente. Come anche è difficile per i giovani. La disoccupazione è tanta e io soprattutto spero tanto che il Papa ci dica una parola anche per le nuove generazioni".

Secondo il vescovo, "noi come impegno fondamentale abbiamo quello di non scoraggiare i giovani, di dare qualche possibilità per quello che è possibile, ma soprattutto ci aspettiamo una parola decisiva dal Santo Padre. Come la gente ha risposto a questo annuncio della visita del Papa mi dà fiducia - aggiunge -, mi fa avere fiducia che non sarà solamente un venticello che smuove un po' di polvere, ma sarà certamente qualcosa che penetra nella profondità del terreno delle nostre vite e anche delle relazioni nella nostra società". "Qui non c'è solo degrado, ma c'è tanta gente che vuole non una riscossa ma una ripresa. Ed è volenterosa e c'è bisogno solo di prenderla un attimo per mano e incoraggiarla", conclude mons. D'Alise.

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