Quando gli uomini scoprirono di essere già morti: l'Impero perduto

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Giovedì, 22 Settembre 2016 14:15

Il 4 settembre del 476 d.C. , nell'indifferenza collettiva, giunge a conclusione la secolare storia dell'Occidente imperiale. L'imperatore bambino Romolo Augusto viene deposto dal rude generale barbaro Odoacre e spedito in esilio in Campania. Il trattamento che riceve il figlio di Oreste è certamente migliore rispetto a quello che era toccato a molti altri piccoli e giovani imperatori: non è stato torturato né ucciso, gli viene persino assegnata una villa nel golfo di Baia. E' stato applicato un istituto giuridico barbarico, il cosiddetto Guidrigildo, che prevede per l' ex imperatore una sorta di indennizzo per l'uccisione del padre. Pochi sanno che la storia dell'Impero Romano d'Occidente si chiude a Napoli. L'ultimo imperatore che, per un caso o forse per un segno del destino, porta lo stesso nome del fondatore della Città Eterna, viene deposto e mandato in esilio proprio a Napoli, inizialmente ospitato all'interno delle mura del Castel dell'Ovo che sorge tuttora sui resti dell' antica villa di Lucullo a Megaride.
Le insegne imperiali vengono spedite ad Oriente, così che l'Impero possa tornare ad essere presto uno solo. Zenone non ritiene necessario proclamare un nuovo sovrano d'Occidente e provvede, non si sa bene in che misura, a far eliminare l'ultimo legittimo imperatore d'Occidente, Giulio Nepote, il cui potere, tuttavia, si estendeva alla sola Dalmazia. L'assenteismo di Costantinopoli determina un esercizio di potere da parte di Odoacre, il re senza reame.
Ma il regno era già finito da tempo e Roma non era più il centro del mondo. Le legioni rispondevano solo al richiamo del soldo. Lo stesso, più tardi, avrebbero fatto i lanzichenecchi.
Nuovi cieli e nuove terre erano sorti.
Nessuno, in quel 4 settembre, si accorse quindi che il mondo, così come lo si conosceva, si era già dissolto in una nuvola di fumo e sangue, perché la fine, quella vera, era arrivata in quei terribili giorni del 410 quando i goti di Alarico assediarono e saccheggiarono la capitale dell'Impero Romano d'Occidente.
Stupri, razzie e devastazioni: il saccheggio di Roma del 24 agosto 410 fu un evento epocale e venne visto dal filosofo cristiano Agostino come segno dell'imminente fine del mondo. Roma impiegherà quasi mille anni per risollevarsi da quel dramma.

I giochi vennero decisi proprio in quel lontano 410. Ma la fine dell'impero non ebbe un volto demoniaco. Fu il volto ferino di altri uomini a spezzare il sogno del mondo antico.
Tutto il resto è leggenda...

Fagnano, grande successo per la Compagnia campana "Lasciatevi incantare"

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Venerdì, 29 Luglio 2016 15:05

Ancora un bel traguardo per la Compagnia "Lasciatevi incantare" che, nell'ambito della rassegna Amateatro, ha portato in scena una commovente "Filomena Marturano" nella splendida location dell' Anfiteatro di Fagnano (Cs). In una magica atmosfera che ha stregato il pubblico, la Compagnia ha dato prova del suo talento. Merito di questo grande consenso, la straordinaria bravura di gruppo affiatato ed ormai consolidato, diretto dalla brava regista, la poliedrica Diamante Martone. La Compagnia "Lasciatevi Incantare" è reduce dal successo della commedia " Mbruoglie aiutame"" portata in scena con successo ad Afragola nell'ambito della manifestazione "Teatrando sotto le stelle".
Il progetto della compagnia "Lasciatevi Incantare" nasce più di dieci anni fa, dalla volontà di un gruppo di amici di riscoprire il nostro vasto teatrale. Da allora, la compagnia non si è più fermata, ottenendo numerosi riconoscimenti ed impegnandosi costantemente in iniziative di solidarietà. Proprio con questo spirito, la Compagnia ha fortemente voluto portare in scena uno dei più grandi capolavori di Eduardo De Filippo, "Filumena Marturano", ormai un cavallo di battaglia della stessa Compagnia "lasciatevi Incantare" . Ispirandosi ad un fatto di cronaca realmente accaduto, Eduardo de Filippo scrisse questa commedia per esaltare le doti recitative della sorella Titina, che lamentava la mancanza di ruoli femminili forti. "Filumena Marturano" è un testo di intatta freschezza, che ha la sua forza proprio nel ruolo coraggioso e scomodo della protagonista che lotta per affermare la propria dignità di donna e madre. Certe interpretazioni pesano più di un macigno perché i paragoni sono sempre in agguato e spesso deleteri. Chi mette in scena questi capolavori ne è pienamente consapevole e cerca di dare il proprio contributo staccandosi da interpretazioni meramente imitative e dal puro esercizio di stile. Così, proprio per questo, il lavoro portato in scena dalla Compagnia, già vincitore di diversi riconoscimenti nell'ambito di altre rassegne, complice l' esperta regia di Diamante Martone, qui nella doppia e difficile veste di regista e di "Filumena Marturano", risulta convincente, fedele alla tradizione ma al tempo stesso innovativo. Questa importante partecipazione segna un altro capitolo della ricca storia di questa Compagnia napoletana.

Le mille storie del limone

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Venerdì, 22 Luglio 2016 18:31

A metà di un'estate funesta, non ci resta che annegare il dispiacere per un mondo che non ci piace e dimenticare la calura con una bevanda a base di succo di limone.
I benefici del limone sono davvero tanti: come tutti gli agrumi, il limone è ricco di vitamina C. Contiene acido citrico, che favorisce la digestione, ha proprietà dissetanti e depurative. Bere a digiuno una tazzina di limone, disintossica e pare diminuisca la possibilità di ammalarsi di cancro. Farmaco naturale, il limone è un antisettico per eccellenza ed un potente tonico del sistema nervoso. L'odore del succo di limone, può persino migliorare l'umore e aiutare a ridurre l'ansia. Inoltre, favorisce la guarigione delle ferite.
Fin qui nulla di sconosciuto.
Quello che non tutti sanno sono, invece, le seguenti curiosità:

1) Il limone produce energia elettrica: collegando un limone a degli elettrodi si può alimentare un piccolo orologio digitale!
2) Per chi crede nelle influenze, soprannaturali, il limone viene utilizzato per allontanare il Demonio dalle case. Questo perché il suo colore ricorda i raggi del sole che ne favoriscono la crescita e simboleggiano la vita .
3) La tradizione cristiana ha spesso associato l'immagine della pianta a quella della Vergine Maria, in quanto frutto dal dolce profumo, gradevole forma, luminoso e ricco di proprietà curative, non ultima quella di essere rimedio contro i veleni.
Come vedete, c'è sempre un serpente contro cui lottare....
4)Per le streghe del tempo che fu, un limone trafitto di spilli colorati portava sempre fortuna. Ricevuto in dono o regalato, rigorosamente senza spilli neri, regala a chi lo riceve una vita felice, prospera e gioiosa.
5) Il colore giallo è dovuto all'alta presenza dei flavonoidi: il flavone è un pigmento naturale organico il cui nome deriva dal latino Flavo (flāvu, dalla radice indo-europea bhel-), che è sinonimo di: "di colore giallo dorato, biondo".

Di seguito, vi riportiamo una ricetta genuina per una limonata da urlo:

Per preparar la vostra limonata cominciate premendo 3 limoni, possibilmente non trattati, all' intero di un recipiente. Una volta spremuti, prendete un recipiente più grande e versateci all' interno l' equivalente di 4 tazze di acqua fredda, poi aggiungete 1 bicchiere di zucchero nell'acqua. Mescolate il contenuto del secondo recipiente e ponetelo in frigo per almeno 10 minuti. Aggiungete il succo di limone e dei cubetti di ghiaccio prima di gustare o servire la bevanda.

Tra storia e mito: il Masaniello ritrovato nel libro di Carmela Politi Cenere

Pubblicato in Cultura
Venerdì, 01 Luglio 2016 08:57

Si è svolta presso la sala consiliare "Silvia Ruotolo" della V^ Municipalità di Napoli, la presentazione del libro " L'ombra di Masaniello vaga per Piazza del Mercato", scritto da Carmela Politi Cenere ed edito da Edizione Graus. All'incontro era presente anche il Prof. Pasquale Giustiniani che ha letto alcuni dei passaggi più emblematici di questo importante libro.
Sebbene la storia di Masaniello sia nota a tutti, gli elementi che portarono alla sua morte prematura continuano ad essere avvolti nel mistero e sono degni di un thriller politico d'altri tempi...
Il 7 luglio del 1647 scoppiò una rivolta popolare che vide come protagonisti un popolo affamato e un personaggio carismatico che riuscì a ottenere una costituzione popolare e che venne eletto Capitano generale del fedelissimo popolo napoletano. Ma è anche la storia di un tradimento, di un uomo che venne ucciso dai suoi compagni, sconfitto, in un certo senso, dalla Storia stessa, vittima forse di quell'ineluttabilità del destino che gli antichi ben conoscevano...
Masaniello, debilitato da giorni di digiuno e dal forte stress a cui era sottoposto in quei giorni convulsi, consapevole della congiura che si andava profilando ai suoi danni, avvelenato dalla roserpina, subì una radicale metamorfosi, manifestando i primi segni di "squilibrio". Venne catturato e ucciso a colpi di archibugio dai suoi "amici". Uno di loro, Salvatore Catania, lo decapitò. La testa venne portata al viceré come prova, mentre i poveri resti furono trascinati per l'intera piazza, poi abbandonati in pasto ai cani.
Il giorno dopo alcuni popolani raccolsero i miseri resti che furono tumulati, con gli onori militari dovuti ad un generale, nella Chiesa del Carmine. Ancora più tragica fu la sorte della moglie, descritta con eccezionale sensibilità in questo testo che abbraccia tutti i generi letterari. Umiliata, offesa e violentata durante i tragici giorni che seguirono la morte del suo uomo, dovette prostituirsi per sopravvivere. Morì poi di peste, nel 1656. Il parere negativo di Benedetto Croce condizionò pesantemente il giudizio sulla figura storica di Masaniello. Oggi, Carmela Politi Cenere torna a dare lustro ad una vicenda luttuosa e memorabile che ebbe come protagonista uno dei più emblematici figli di Napoli, a capo di un'insurrezione scaturita dalle miserevoli condizioni in cui versava il popolo. Un uomo che sognava un futuro migliore e più giusto per i suoi concittadini...
Con uno stile avvincente ed immediato, dal sapore squisitamente giornalistico, pur senza dimenticare il rigore della vera ricerca storica, Carmela Politi Cenere rende facile ed immediata la comprensione di una delle pagine più fosche della storia del nostro Mezzogiorno.
" L'ombra di Masaniello vaga per Piazza del Mercato" riprende gli indimenticabili protagonisti di "Città nel caos", guidati ancora una volta dalla "maestra", una sorta di moderno Virgilio che li accompagnerà alla (ri)scoperta di Masaniello. L'opera diventa, così, un discorso contro le disuguaglianze e le ingiustizie che, come nel Seicento, ancora affliggono la città.
La lettura del libro scorre veloce e lascia nel lettore importanti spunti di riflessione. In conclusione l'autrice, fondatrice dell'Associazione Culturale Emily Dickinson e dell'omonimo Premio Letterario Internazionale, ha auspicato che il messaggio di questo libro possa rappresentare un incoraggiamento per i giovani che non devono mai smettere di sognare.

Teatro, in scena la "Compagnia delle Torri"

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Lunedì, 09 Maggio 2016 15:04

Grande successo di pubblico e di critica per la Compagnia delle Torri, dopo il loro ultimo spettacolo al teatro S. Francesco di Scafati, dove hanno messo in scena "Così è (se vi pare).... <>, libero adattamento, ad opera di Maurizio Guarino, qui nella doppia veste di attore e regista, e Carmela Sculco, del capolavoro intramontabile di Luigi Pirandello.
Nata nel 2014, la Compagnia, formata da attori amatoriali di Torre Annunziata e Torre del Greco, porta avanti un progetto ambizioso e si è già cimentata in diverse rappresentazioni, fra cui spiccano "Quei figuri di tanti anni fa" del grande Eduardo ed "Il malato immaginario" di Molière.
La trama di "Così è (se vi pare)" è imperniata sulla "verità" che, secondo Pirandello, è inafferrabile perché relativa. Al centro del racconto c'è la signora Frola, il cui ruolo, in questa versione, è stato affidato ad un uomo (un divertente Antonio Stoccuto).
La Frola sostiene di avere una figlia maritata al signor Ponza (interpretato dallo stesso regista, Maurizio Guarino), il quale, invece, ritiene morta la sua prima moglie e sostiene di aver contratto, regolarmente, un secondo matrimonio. Le ricerche anagrafiche non danno risultati. Contemporaneamente cresce la curiosità e l'indiscrezione di amici e conoscenti, e con esse le dicerie...
L'unico rimedio per stabilire la verità è ascoltare la versione della signora Ponza (interpretata da Loredana Fiorentino).
La donna, venuta allo scoperto, cerca di chiarire, offrendo il suo punto di vista, ma starà al pubblico tirare le conclusioni e giudicare quel che lascia allo spettatore anche la possibilità di scegliere se accettare o meno questa originale rivisitazione.
Questo il cast: Enzo Cutolo, Antonio Stoccuto, Maurizio Guarino, Loredana Fiorentino, Raffaele De Crescenzo, Cettina Palescandalo, Michela Sammarco, Carmela Sculco, Alfonso Sorrentino, Ciro Caiazzo, Giovanni Bordo, M.Rosaria Esposito, Teresa Caraviello, Antimo Erbetti.
Sul palco, gli attori si sono comportati da veri professionisti, senza manifestare la minima incertezza.
A coadiuvare questo straordinario gruppo: Nunzia Liguori, Cecilia De Luca, Angela Busiello ed Alfonoso Sperandeo, Hair Studios G. Galantuomo.
Visto il successo dell'ultimo spettacolo, la Compagnia promette di incantare ancora il suo pubblico, con nuove repliche e tantissimi progetti in cantiere.

Eroine tragiche: la Giuditta di Artemisia Gentileschi. AL MUSEO DI CAPODIMONTE

Pubblicato in da queste pARTI
Mercoledì, 04 Maggio 2016 16:28

Cari lettori di RadiCe, inauguriamo questa rubrica con una bella notizia: è di nuovo
visibile al Museo di Capodimonte la "Giuditta che decapita Oloferne" di Artemisia Gentileschi . Il celebre dipinto rientra a Capodimonte a seguito della mostra "Masterworks in Dialogue", in quel di Francoforte.
"Giuditta ed Oloferne" è sicuramente uno di quei dipinti che rende lustro al patrimonio artistico e museale della Campania.
Figlia di Orazio Gentileschi, figura centrale nella tumultuosa storia della pittura dei primi anni del Seicento, Artemisia Gentileschi venne istruita dal padre nell'arte del dipingere e fu proprio nella bottega di famiglia, che, ancora giovanissima, subì una violenza carnale da parte di Agostino Tassi, collaboratore di Orazio. Lo stupro della pittrice ha dato luogo ad una delle cosiddette causes célèbres del Seicento. Il reato è ampiamente documentato dalle testimonianze raccolte durante il processo, iniziato nel marzo 1612 e durato sette mesi. Oltre ad una brutale visita ginecologica da parte di un'ostetrica, l'artista fu sottoposta alla «tortura della Sibilla», così chiamata perché con essa, per mezzo di un doloroso stritolamento delle mani, ci si aspettava di ottenere la verità e di purificare l'accusata attraverso la sofferenza fisica.
Il processo si concluse con la condanna del Tassi a cinque anni di esilio.
Proprio dopo questi tragici fatti, la Gentileschi dipinse la "Giuditta che decapita Oloferne".
Giuditta era un'eroina giudea,fiera ed indomita, che fece innamorare il generale assiro Oloferne, i cui soldati stavano assediando la città di Betulia. Dopo aver fatto ubriacare il condottiero, una volta sedotto, Giuditta lo decapitò privando così gli assiri del loro più valoroso condottiero. La donna mise, così, in fuga i nemici del suo popolo. L'artista potrebbe essersi ispirata al precedente caravaggesco, nella scelta di rappresentare il momento più difficile e violento e per quanto concerne alcuni particolari compositivi, come la posizione delle braccia di Giuditta e della testa di Oloferne.
Lo scopo principale della pittrice è il mettere in scena l'atto saliente della decapitazione, restituendo una rappresentazione estremamente realistica: Giuditta affonda la lama nella gola del tiranno, aiutata dall'ancella che, partecipando attivamente all'assassinio con espressione impassibile, lo tiene fermo. Oloferne tenta di liberarsi, divincolandosi dalla presa di Abra, mentre Giuditta compie l'atto con estrema determinazione; le lenzuola bianche su cui è coricato Oloferne, si macchiano del suo sangue.
Un altro tratto importante è la fonte di luce che illumina i corpi dei personaggi e che conferisce al dipinto un forte coinvolgimento drammatico.
Ma c'è di più: Artemisia ha voluto dare alla bella Giuditta il proprio volto, mettendo su tela le inquietudini ed il dolore che la tormentarono per il resto dei suoi giorni. Quell'oltraggio non venne mai dimenticato e fu un marchio con cui la pittrice dovette convivere per tutta la vita.
Nonostante questa scabrosa vicenda, ebbe un eccezionale riconoscimento in campo artistico e fu la prima donna ad essere ammessa all'"Accademia dell'arte del disegno" di Firenze.

"Polvere di Las Tunas", viaggio in una Cuba inedita

Pubblicato in Cultura
Venerdì, 22 Aprile 2016 07:35

E' stato presentato, nell'ambito del progetto "Le librerie di Napoli tra storia ed attualità", proposto dall'Associazione "Napoli e la sua Vocazione Turistica", "Polvere di Las Tunas" ( Graus Editore), opera prima del giornalista Marco Martone.
Un ponte tra la Campania e Cuba, attraverso il racconto dei viaggi compiuti dall'autore nell'isola caraibica ed attraverso l'excursus storico di alcune figure emblematiche, ma ancora poco note, che dalla Campania sono giunte a Cuba, per combattere con il popolo cubano in nome della libertà e della giustizia. E' questa l'essenza di "Polvere di Las Tunas".
La polvere diviene, allora, metafora di un mondo antico, ma anche elemento squisitamente "pragmatico" .
Bel libro, questo di Marco Martone.
La sua è un'opera autentica, genuina, scritta con il piglio del giornalista di razza.
"Polvere di Las Tunas" è il racconto della scoperta,di Las Tunas, capoluogo di una delle province più importanti di Cuba che, per casualità, è anche la città natale di sua moglie.
Una città che resiste ai cambiamenti, quasi mai positivi, della nostra frenetica società, che mantiene, con fierezza, il proprio carattere.
Come scrive il giornalista, in un suggestivo passaggio: "Las Tunas è un luogo che fatichi ad amare da subito, ma che poi non dimentichi più".
Con rapidi tocchi, l'autore firma un' opera struggente e nostalgica, in cui alle suggestioni di Las Tunas, si alternano intensi frammenti biografici. Si viene a creare, così, anche un interessante parallelismo fra il mondo cristallizzato di Las Tunas e la Napoli di un tempo, fatta di sensazioni genuine e di grandi speranze. Lontano da immagini stereotipate, l'autore offre ai lettori il resoconto, affascinante e sentito, di una Cuba inedita.
Come ha scritto Lino Zaccaria nella prefazione del libro: "Sulla polverosa Las Tunas, Martone scatta con l'occhio curioso e indagatore del cronista di razza mirabili flash di vita quotidiana, descrive il rito natalizio del maialino, il clima dominato dai rimi musicali cubani, l'esuberanza de las chicas. Lo fa con quell'aria disincantata, che mostra a sprazzi persino ingenuo stupore e che si traduce in ardente vena di giudizio".
Un'opera importante, da leggere con attenzione.

Viaggio nel nuovo panorama letterario campano: "Il Regno di Chimera"

Pubblicato in Cultura
Sabato, 16 Aprile 2016 15:36

Si è svolta , presso il "Nilo Museum", la presentazione del libro "Il Regno di Chimera" di Gennaro Esposito, edito dalla Turisa Editrice, una giovane ed agguerrita casa editrice napoletana, animata da una grande ambizione.
"Il Regno di Chimera" è un'opera intensa, informale, che si presta a differenti chiavi di lettura, ognuna di queste ricca di suggestioni profonde ed importanti spunti di riflessione.
Gennaro Esposito, con un linguaggio schietto ed immediato, elementi che caratterizzano anche la sua persona, ci racconta la vita di Alessandra, una giovane donna napoletana profondamente insoddisfatta della propria esistenza.
Vittima di un matrimonio infelice, ossessionata dalla smania di apparire sempre perfetta, la donna tradisce il marito con un ragazzo più giovane ed inizia a coltivare fantasie erotiche sempre più spinte che prendono il sopravvento ed oltrepassano la finzione.
L'incontro con Gianni, uomo lontano dai cliché e delle ipocrisie del nostro tempo e di una certa borghesia, la salverà, portandola verso un cammino più impegnativo, a tratti più incerto, ma decisamente più autentico.
"Il Regno di Chimera" è una impietosa fotografia del mondo attuale ma è anche aperta al cambiamento, alla speranza ed alla rivoluzione che è ,parafrasando alcune frasi dell'opera, inevitabilmente "rosa e giovane".
Grazie alla lettura di Carlo Vannini, ed alle preziose sottolineature del moderatore Antonello Petrella i presenti hanno potuto ascoltare una simpatica "anteprima" di questa opera coraggiosa.
Un romanzo interessante ed originale, questo di Esposito.
E bella la sfida lanciata al pubblico, proprio attraverso la pubblicazione di questo romanzo, da Turisa Editrice, un nome che lascia intravedere, per i suoi fondatori, un futuro luminoso e ricco di soddisfazioni che non tarderanno ad arrivare.
La Turisa Editrice si caratterizza per la volontà di pubblicare opere dall'alto profilo letterario, innovative ed importanti, proprio come quella di Gennaro Esposito, rinnovando, così, il panorama artistico e letterario campano.

L'uovo di pasqua: 5 curiosità fra storia e leggenda

Pubblicato in Curiosità
Mercoledì, 23 Marzo 2016 16:44

L'uovo di cioccolato è fra le tradizioni più amate del giorno di Pasqua. Sia fondente o al latte, è gradito da grandi e piccini, anche per l'usanza di nascondere al suo interno una simpatica sorpresa. Ma quali sono le origini di questa importante tradizione?
L'uovo di Pasqua, che noi conosciamo, è l'evoluzione di una tradizione precedente: quella delle uova di gallina, spesso colorate, distribuite in occasione della festività.
Tra simbologia e religione, ecco 5 curiosità, alcune note, altre meno.

1) Quelle primavere che inevitabilmente ritornano...
L'usanza dello scambio delle uova ha origini ben lontane, ben prima dell'avvento del Cristianesimo e dei suoi significati connessi alla Pasqua. Per i popoli più antichi, il prodotto della gallina era sinonimo di vita, nonché irrinunciabile ingrediente per energia e salute. Pare che la consuetudine di portare uova in dono risalga agli antichi Persiani: in concomitanza con le celebrazioni per l'arrivo della primavera, si narra fosse consuetudine lo scambio del prezioso alimento. La tradizione si sarebbe quindi diffusa in Egitto e in Grecia, mentre i primi esemplari decorati risalirebbero all'antica Cina. In Russia, e in molte altre culture, all'uovo è sempre stato connesso un significato legato al cosmo, inteso come identità sovrannaturale: l'alimento rappresentava, così, la continua rinascita del ciclo di vita. Non a caso, molte uova in terracotta sono state rilevate in moltissimi sepolcri dalla storia antichissima. Inoltre, Tolstoj, Gogol e Dostoevskij fissano nel corso della notte di Pasqua gli eventi che rivoluzionano la vita delle loro "creature".
In Russia, Pasqua non è tale senza il rituale scambio dell'uovo, seguito da tre abbracci e baci.
Il simbolo della vita e della rinascita, in relazione naturalmente alla morte e alla resurrezione di Cristo, viene quindi assorbito dal Cristianesimo e rimane sostanzialmente immutato fino alla modernità. Sembra sia stato nel Medioevo, però, che il dono delle uova decorate cominciò ad affermarsi come tradizione pasquale: è in questo periodo storico che si attesta, in Germania, l'abitudine di regale uova colorate la domenica di Pasqua. Non a caso

2) Non chiamatelo solo uovo...

Sempre nel Medioevo, l'uovo pasquale divenne anche un oggetto di lusso, Da allora, esso venne abbellito con metalli preziosi come l'argento. Edoardo I ne commissionò 450 esemplari proprio in occasione della Pasqua. L'attenzione al lusso e alla preziosità dei materiali raggiunse l'apice alla fine del 1800, con la creazione del famoso uovo di Peter Carl Fabergé: un esemplare di platino smaltato, contenente un secondo uovo in oro e due doni. Peter Carl Fabergé, nel 1883, aveva ricevuto, dallo zar Alessandro, la commissione per la creazione di un dono speciale per la zarina Maria. Proprio una cosa simbolica, nulla di più.
Il resto, è leggenda....
Il dolce uovo che noi conosciamo, vuoto all'interno, affinché possa contenere una sorpresa, potrebbe essere proprio nato in concomitanza con i preziosissimi esemplari di Fabergé, rappresentando, così, una versione più "democratica" ed alla portata di tutti....

3) Dall'Ottocento, con amore
Il ricorso di massa, con uova di produzione industriale, si è affermato con una certa imponenza nel corso del 900, con un boom a partire dal secondo dopoguerra. Ma è grazie al lavoro dei cioccolatai francesi e svizzeri di fine Ottocento, che uno dei più gustosi alimenti esistenti è giunto ai giorni nostri. I passaggi sono molti e complessi, basterà ricordare le innovazioni di François Louis Cailler, il quale, nel 1819 realizzò un primo macchinario per la manipolazione del cacao in pasta, affinché il cioccolato potesse essere venduto in tavolette. Ma occorre menzionare anche l'ingegno dell'olandese Coenraad van Houte, che negli anni 20 del 1800 inventò una pressa idraulica per separare i grassi dalla polvere di cacao, così che il prodotto potesse essere risultare altamente malleabile, per assumere qualsiasi forma, uova comprese. A Daniel Peter si fa risalire la nascita del cioccolato al latte, mentre da Rodolphe Lindt deriva il conciaggio. La prima produzione industriale di uova di cioccolato sembra essere, infine, merito di John Cadbury, nel 1875.

4) Né blu, né ner, né arcobalen. Di rosso le tingerem...

A Pasqua c'è la tradizione di colorare e decorare le uova. Forse una leggenda può spiegarci il perchè...
Come sappiamo, nei Vangeli si racconta che Maria Maddalena era andata al sepolcro di Gesù, ma l'aveva trovato vuoto. Allora, corse alla casa nella quale erano i discepoli, entrò tutta trafelata e annunciò la straordinaria novità.
Secondo una leggenda, poco nota, Pietro, uno dei discepoli, l'avrebbe guardata incredulo, esclamando : "Crederò a quello che dici solo se le uova contenute in quel cestello diverranno rosse."
E subito le uova si colorarono di un rosso intenso!
Ancora oggi, in Grecia, si usa scambiarsi uova rosse in onore del sangue di Cristo. In Armenia si usa dipingere le uova con immagini di Gesù, della Madonna o con scene della Passione. Ed in Germania e Austria si regalano uova il Giovedi Santo.

5) Uova da record
Il più grande uovo di Pasqua è stato realizzato in Argentina, dove oltre 27 chef pasticcieri, hanno lavorato per due settimane per produrre un "mostro" pesante 4 tonnellate, alto 8,5 metri e largo 5 metri. Esso è stato presentato al Festival del Cioccolato di Bariloche, dove è stato accolto da una folla stupita!

Dal sacro al profano: storia e curiosità sulla Domenica delle Palme

Pubblicato in Attualità
Venerdì, 18 Marzo 2016 07:46

La Domenica delle Palme è la domenica prima di Pasqua e con essa inizia la Settimana Santa, sette giorni densi di eventi (liturgici e popolari) per festeggiare, poi, la risurrezione di Gesù.
Quest'anno, la Domenica delle Palme verrà celebrata il 29 marzo. Ma quale è l'origine e il significato della Domenica delle Palme?
La settimana Santa si apre con la domenica delle Palme, giorno che ricorda l'ingresso di Gesù a Gerusalemme, dove fu accolto da una folla di gente e di fanciulli che gli resero omaggio innalzando al cielo rami di palme e ulivi. Ancora oggi i fedeli, dopo la Messa, portano a casa propria rametti di ulivo e di palma benedetti, conservandoli quali simbolo di pace, o scambiandone parte con parenti ed amici. In alcune zone d'Italia, si usa anche che il capofamiglia intinga un rametto d'ulivo nell'acqua benedetta durante la veglia pasquale, benedicendo, il giorno dopo, la tavola.
Forse, però, non tutti sanno che nel Vangelo di Giovanni si narra che la popolazione abbia usato solo rami di palma che, a detta di molti commentari, sono simbolo di trionfo, acclamazione e regalità. Sembra che i rami di ulivo, di cui nei Vangeli non si parla, siano stati introdotti nella tradizione popolare a causa della scarsità di piante di palma presenti, specialmente in Italia.
Nelle zone in cui non cresce l'ulivo, come l'Europa settentrionale, ancora adesso,i rametti sono sostituiti da fiori e foglie intrecciate.
Dal sacro al profano: la saggezza popolare delle nostre nonne ha prodotto alcuni proverbi sulla Domenica delle Palme che ruotano principalmente attorno a due temi: il clima e la pulizia ( chi non conosce "le famigerate pulizie di Pasqua"!?).
Ecco alcuni esempi, alcuni conosciuti, altri meno :

Palma molle, Pasqua asciutta; Palma asciutta, Pasqua molle.

Quando si bagnano le Palme, si bagnano anche l'ova.

Se non piove il dì delle Palme, pioverà il dì della Pasqua.

L'olivo benedetto, vuol trovar pulito e netto.

La domenica dell'olivo tutti gli uccelli hanno il nido, e la merla furbarella l'ha per aria e l'ha per terra; ma il colombo sciagurato non l'ha ancora cominciato.

La domenica dell'olivo, ogni uccello fa il suo nido.

La palma benedetta, buone novelle aspetta.

E voi, lettori, che proverbio conoscete?
Fine della conversazione in chat

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