PIANO OSPEDALIERO, ZERO EURO A PIEDIMONTE. VISONE: “FORSE LA PALMERI NON CONOSCE NEPPURE LA DELIBERA”

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In questi giorni si è configurata l’ennesima promessa elettorale camuffata da bufala.

Ancora una volta la provincia di Caserta è ostaggio del pressapochismo e dell’inettitudine della Giunta regionale uscente. E d’uopo ricordare che il primo agosto dello scorso anno, venne approvato, da De Luca, il Piano di Edilizia Ospedaliera previo passaggio finale in Conferenza delle Regioni, dopo una istruttoria durata 15 mesi. L’importo complessivo degli interventi stanziato ammontò a 1 miliardo e 83 milioni di euro.
Ospedali nuovi e interventi di ristrutturazione su vecchi plessi; forniture di nuove apparecchiature elettromedicali ma anche di strumentazioni per terapie all’avanguardia e per diagnostica avanzata.

Questo è il disegno fantapolitico congegnato al fine di dare slancio anche alla provincia di Caserta. I fondi sono stati così ripartiti: 60 milioni per Sessa Aurunca, al nosocomio casertano di Sant’Anna e San Sebastiano spettano 27 milioni per costruire un nuovo edificio e realizzare una nuova piastra operatoria. A Marcianise vanno 23 milioni per il completamento dell’ospedale, mentre 10 milioni permetteranno la ristrutturazione del complesso “La Maddalena” di Aversa. Come si evince dai numeri, l’ospedale di Piedimonte Matese è stato in parole povere, snobbato. Lo ha ribadito Michela Visone, candidata alle elezioni regionali in Campania. La stessa ha avvalorato le recenti dichiarazioni del consigliere Gianpiero Zinzi il quale si è pronunciato sulla riorganizzazione dell’assetto aziendale della rete ospedaliera matesina.

“Si sta consumando l’ennesima presa in giro ai danni della comunità matesina. La delibera approvata dall’Asl Caserta di cui si sta dando notizia prende semplicemente atto di un’idea progettuale, cosa ben diversa dall’annunciata trasformazione dell’ospedale in un Dea di I livello”.

È evidente che per modificare il piano ospedaliero occorrono una serie di passaggi amministrativi, tra i sindacati e in Consiglio regionale, impossibili da attuare in tempi ristretti.

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