Viaggio sentimentale negli abissi della passione

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Presentato a Casoria Il terzo binario, il romanzo del giornalista Giuseppe de Silva edito da Erudita

Viaggio sentimentale negli abissi della passione

di Eleonora Belfiore

 

 

Lʼamore imperfetto, quello che tradisce e che rende unica lʼesperienza dellʼessere umano, al centro del romanzo del giornalista Giuseppe de Silva, Il Terzo Binario, presentato presso il Teatro Ateneo di Casoria. Un testo edito da Erudita, pensato per un pubblico femminile ma destinato, invece, a far riflettere gli uomini, un modo per sfatare i soliti cliché e per proporre qualcosa di innovativo in un mercato ormai saturo. Il Terzo Binario è un’opera che svela le mille sfaccettature di un sentimento complesso che, con uguale intensità, può dare coraggio o togliere il sonno, trascinandoci in una vertigine che promette il lieto fine ma che talvolta (e spesso) ci inganna. Come il canto delle sirene.

Come non vedere in questa consapevolezza, un monito di struggente attualità sulla labilità dei sentimenti e sulla persistenza, nella nostra memoria, delle cose e delle persone che abbiamo amato e perduto. Perché, come afferma il giornalista, quando nella vita abbiamo detto addio a qualcosa,ʻʻla mente lo ha accettato. Il cuore noʼʼ. E pur tuttavia, dobbiamo andare avanti.

Unʼopera intensa e mai banale, che scandaglia le luci e le ombre di quel sentimento che ‘‘move il sole e l’altre stelleʼʼ, come scriveva Dante. Di tutto questo si è parlato nellʼ incontro moderato da Nicole Lanzano e tenutosi nei suggestivi spazi del Teatro Ateneo Casoria, concesso gentilmente dalla famiglia Avolio. Oltre allʼautore, erano presenti Claudia Carbone, che ha condotto con brio l’evento, Anita Russo, Salvatore Iavarone, Christian Sanna, che ha letto alcuni passaggi del libro, e la psicologa Mariolina Abriola.

 

 

 

Nellʼ opera emerge il ritratto lungimirante di un fantasma fatto di carne e ossa, bloccato nei pressi di un binario che conduce alla dannazione, come de Silva lascia dire al suo alter ego letterario, Max de Carolis, in una delle liriche più suggestive che chiudono questo romanzo non comune. Sono gli occhi di strega malefica della bella Erika, approdata intanto ad altri lidi, ad averlo condannato. E così, il protagonista resta imprigionato nel limbo che egli stesso si è creato, fermo a quei giorni perduti, che – come lo sfortunato protagonista – anche noi ancora bramiamo e che ci ostiniamo a voler cercare di nuovo, a voler ricreare persino tra le braccia sbagliate, sapendo bene che ogni istante è irripetibile,  cercando volutamente quel tormento, quellʼestasi senza la quale vana è ogni nostra narrazione, esistenziale e letteraria.

Eppure, in lontananza, un refolo di vento sembra annunciare già lʼarrivo di una entusiasmante primavera. Ma è la rinascita di Erika o il sogno melanconico di un uomo ormai alla deriva?

Ai lettori la risoluzione dellʼenigma e il piacere di questa scoperta, attraverso un viaggio sentimentale che non deluderà le aspettative.

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