“In Viaggio con Vincenzo”, ieri a Piedimonte Matese anche Eugenio Bennato ad omaggiare Vincenzo D’Allestro e le vittime di Dacca

Pubblicato in Attualità
Lunedì, 12 Dicembre 2016 12:20

PIEDIMONTE MATESE - Là dove c'era il feretro di Vincenzo D'Allestro, il 7 luglio di quest'anno, ieri 11 dicembre, in occasione dell'evento a lui dedicato, c'era uno schermo gigante, perché la gente accorsa ad omaggiare la sua memoria è stata talmente tanta che solo l'Auditorium Sveva Sanseverino non è bastato. Anche il suggestivo chiostro di San Domenico ha dovuto accogliere, altrettanto magicamente, gli ospiti intervenuti.
Tutti insieme per ricordare Vincenzo e le altre otto persone uccise in Bangldesh e per ricordare alcuni dei valori in cui credeva Vincenzo, ma anche gli scopi per i quali è nata l'associazione, le cui parole d'ordine sono: accoglienza, pari opportunità, contrasto all'emarginazione, giustizia sociale. L'associazione si propone, infatti, di dare vita a numerosi altri eventi grazie ai quali, in futuro, raccogliere solidarietà, consensi e donazioni da devolvere ai progetti o alle persone che l'associazione individuerà e sosterrà.
A moderare l'eclettica Raffaella Martino, ex direttrice del Museo Civico di Piedimonte Matese. Per cominciare non è mancata occasione per ringraziare le comunità matesine che si sono strette attorno al dolore della famiglia dopo l'attentato terroristico che l'1 luglio 2016 ha stroncato la vita anche del giovane Vincenzo D'Allestro. Il dato di fatto però, e la serata di ieri l'ha dimostrato, è che da quella data il suo entusiasmo continua a vivere in una marea di giovani che insieme alla sua Maria Assunta faranno grandi cose. "Un evento magico, - lo ha definito il sindaco di Alife Salvatore Cirioli – si respirava una vitalità che è esattamente necessaria adesso per andare avanti". "Proprio ieri la comunità di San Potito Sannitico ha ricordato Vincenzo, - ha precisato il sindaco Francesco Imperadore – è stato il protagonista di una fiaccolata della pace e in sua memoria abbiamo piantato un albero le cui radici saranno forti come il suo ricordo". In sala anche il commissario prefettizio di Piedimonte Matese Vittoria Ciaramella, l'assessore regionale Sonia Palmeri e l'onorevole Carlo Sarro.
Fabio, Daniela, Cristina e Gabriella: anche loro a Piedimonte Matese per partire "In Viaggio con Vincenzo". Chi sono? Il fratello di Marco Tondat e le tre sorelle di Cristian Rossi, i due giovani friulani che, insieme a Vincenzo e ad altri sei italiani hanno perso la vita nella strage di Dacca lo scorso luglio.
Per l'occasione è stato presentato "Il Volo dell'Aquila", libro scritto da Carmelina Abbate la cui pubblicazione era stata fortemente voluta dallo stesso Vincenzo il quale aveva ideato e avviato, qualche anno fa, un più ampio progetto editoriale dedicato all'autrice, sua madre, e del cui sviluppo l'associazione si è fatta carico. Commovente il video proiettato in sala, nel quale padroneggiava la vitalità di Vincenzo che presenta il primo libro della sua scrittrice speciale, la mamma. La scrittrice, al suo secondo romanzo appunto, analizza nel testo le tante sfaccettature dell'animo umano indagandone le contraddizioni che lo caratterizzano. Sullo sfondo di una Sicilia contadina dei primi anni del 900, Angela, la protagonista del racconto vive una storia d'amore e di dolore ma attraverso il perdono supera ogni contrasto con il passato per guardare al futuro senza ombre e alibi. Il libro sarà in vendita e il ricavato verrà interamente devoluto all'associazione che utilizzerà i fondi per finanziare una borsa di studio volta a diffondere maggiore attenzione su temi di sicurezza internazionale come terrorismo, migrazioni e sviluppo sostenibile.
E poi sul palco i giovanissimi Briganti del Matese, Luca Salomone, Cristian Raccio e Raffaele Mennone che hanno interpretato un antico canto calabro che Vincenzo era solito intonare alla prima occasione utile per festeggiare. "Ci avrebbe insegnato le parole, - hanno esordito i giovani briganti sul palco – non c'è stato il tempo ma la sua famiglia ha provveduto a darci il testo e adesso lui potrà ascoltarla". Un altro ospite speciale Luca Pisanelli, autore di un racconto per immagini, semplici, dirette, e molto comunicative nate per poter raccontare ai bambini cos'è stata la strage di Dacca ai bambini.
"[...] e nisciuno è pirata e nisciuno è emigrante simme tutte naviganti" ha cantato Eugenio Bennato. Si, proprio il noto cantautore e musicista tutto campano ma di fama internazionale ha duettato con il suo compagno di viaggi, il chitarrista Ezio Lambiase, eccellenza del nostro Matese. Di ritorno dal Kwait i due artisti hanno consacrato un momento speciale con musica e parole speciali. "Un libro molto ben fatto", ha voluto precisare l'artista Bennato rivolgendosi all'autrice. "Non conoscevo Vincenzo, - ha continuato Bennato - ma ho percepito stasera innanzitutto la sua simpatia".
Anche se forse il momento più profondo è stato la lettera di Maria Assunta, l'amore di Vincenzo. "Anche io avrei potuto essere con loro, ma Dio ha voluto che restassi qui e c'è sempre un perché. In quel giorno non solo ho perduto l'amore della mia vita ma anche amici e compagni di viaggio, compagni delle nostre avventure lavorative". L'assordante silenzio dei primi giorni si è spezzato, era un fiume in piena Maria Assunta, che da oggi sarà la forza della neonata associazione.

Piedimonte Matese, decade il direttore del MuCiRaMa. Martino: “Tirare il freno d'emergenza di un treno in corsa crea scossoni e disordine”

Pubblicato in Attualità
Mercoledì, 21 Settembre 2016 09:47

PIEDIMONTE MATESE - Ancora non si placa la folata di vento che si è abbattuta su Piedimonte Matese in seguito all'inchiesta "Assopigliatutto" che ha portato, una settimana fa, all'arresto del primo cittadino Vincenzo Cappello. I fatti che si solo succeduti nei giorni a seguire, e dunque lo scioglimento del consiglio comunale, hanno portato con se tante conseguenze, tra cui l'incarico decaduto del direttore del Museo Civico di Piedimonte Matese, Raffaella Martino. Incarico che sarebbe terminato con la fine del mandato del sindaco Cappello e che dunque si è concluso prima della regolare scadenza, che sarebbe avvenuta a maggio 2017.
Era il giugno 2013 quando alla guida del MuCiRaMa arrivò la direttrice Raffaella Martino e a distanza di tre anni, il prestigio di un luogo magico quale il chiostro di San Domenico con annesso Museo, ha raggiunto livelli di visibilità altissimi e risultati che sono sotto gli occhi di tutti, soprattutto.
Parallelamente il pensiero va all'attivissima Associazione Am'Arte, costituitasi proprio in virtù di questa reggenza, di questo ottimo gioco di squadra che il direttore Martino ha fatto in sintonia con l'ormai ex consigliere alle Collezioni Museali Attilio Costarella. Associazione che si è sempre più affermata nel tempo mettendo a disposizione della comunità e di tutti gli ospiti che nelle varie occasioni hanno visitato il Museo in questi anni, grande competenza e professionalità, frutto di una passione che ha saputo alimentarsi giorno dopo giorno.
Lecita oggi la preoccupazione di tutti: "che ne sarà di tutto quanto si è costruito in questi anni?"
"Tirare il freno d'emergenza di un treno in corsa crea scossoni e disordine... – ha dichiarato la direttrice Raffaella Martino - Mi auguro che al più presto il MuCiRaMa riprenda il suo viaggio verso gli obiettivi previsti".

FOTO DI FERNANDO OCCHIBOVE

Accadde oggi a Cinisi, perché “la mafia è una montagna di merda”

Pubblicato in Accadde Oggi
Lunedì, 09 Maggio 2016 07:41

Da Radio Aut a Democrazia Proletaria, un sessantottino dilaniato dalla mafia.
Un boato nella notte tra l'8 e il 9 maggio del 1978 squarcia il silenzio nella stazione ferroviaria di Cinisi, Palermo. Un fragore che azzittisce con brutalità una voce tagliente come la lama di un coltello, quella di Peppino Impastato. Speaker anticonformista, cuore di Radio Aut, giornalista, politico e attivista. Un pensiero spento pochi giorni prima delle elezioni Comunali di Cinisi, alle quali era candidato con la lista di Democrazia Proletaria. Una carica di 5 chili di tritolo sotto il corpo disteso sui binari, per metterlo a tacere per sempre.
E' indicativo che le forze dell'ordine e la magistratura vollero far pensare ad un atto terroristico, in uno Stato che anni dopo, come puntualizzò il fratello Giovanni in un'intervista, presenta "nel Parlamento di un Paese civile e democratico il 10% dei deputati e senatori che ha avuto a che fare con reati di mafia e di corruzione". Si parlò anche di suicidio, nel tentativo di distogliere l'attenzione e "proteggere" la mafia, ma per Peppino sarebbe stato un gesto troppo arrendevole! Svanì tutto in una bolla di sapone finché nel 1996 la madre, il fratello e il "Centro siciliano di documentazione Impastato" non presentarono un esposto affinché fosse fatta chiarezza sull'intera vicenda. Ma anche se ci sono poi state le sentenze di condanna per Gaetano Badalamenti e Vito Palazzolo, quali mandanti del delitto, la sete di giustizia non fu appagata, perché lui stesso sarebbe andato oltre. Aveva osato andare contro il suo stesso sangue, facendo diventare il microfono di Radio Aut, emittente libera da lui fondata a Terrasini due anni prima del tragico evento, una spada per stuzzicare, con ironia, il capomafia Gaetano Badalamenti che ribattezzò "Tano Seduto", lui che ad una famiglia mafiosa ci apparteneva. Quel Don Tano che apparteneva a quel genere di persone che i palermitani definivano "malacarne". Quel Don Tano che abitava a soli 100 passi da casa di Peppino, e al quale, senza mezzi termini, aveva sentito il bisogno di urlare senza paura che "la mafia è una montagna di merda!", come ricorda anche il film a lui dedicato e magistralmente diretto da Marco Tullio Giordana.
Peppino di avvicinò alla politica da liceale ed in particolar modo al PSIUP (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria), creando, insieme ad altri "compagni", la sua prima arma di protesta: il giornale "l'Idea Socialista". La sua energia, il suo rifiuto verso il sistema-mafia si evince chiaramente da una nota biografica nella quale scriveva: "Arrivai alla politica... su basi puramente emozionali: a partire cioè da una mia esigenza di reagire ad una condizione familiare ormai diventata impossibile. Mio padre, capo del piccolo clan e membro di un clan più vasto... aveva concentrato tutti i suoi sforzi... nel tentativo di impormi le sue scelte e il suo codice comportamentale...". Riflessioni purtroppo impensabili per un diciassettenne di oggi. Organizza, in seguito, il circolo "Musica e Cultura", il seme che fa sbocciare Radio Aut, la voce di quanti, come lui, non avevano paura. Con l'evolversi dei vari stadi processuali Badalamenti e il suo luogotenente Palazzolo furono condannati rispettivamente all'ergastolo e a 30 anni ma morirono poco dopo, mentre gli esecutori materiali non furono mai stati trovati. Nel 2004 muore la mamma di Peppino, Felicia Bartolotta, forse in parte serena per aver avuto un briciolo di giustizia, lei che in un'intervista poco prima della morte dichiarò che lo avrebbe difeso finché avesse avuto gli occhi aperti; lei che con la stessa tenacia si trovò sola a lottare contro il marito che avrebbe voluto sbattere il figlio fuori di casa per far capire a chi di dovere che i messaggi erano stati recepiti. Dopo l'inevitabile terremoto tutto doveva tornare come prima. La mattina di quel 9 maggio, oltretutto, la notizia venne offuscata dal ritrovamento del cadavere di Aldo Moro. In un testo scritto dal fratello, dal titolo "Resistere a Mafiopoli", Giovanni Impastato afferma: "Nel libro viene descritto il periodo più bello della nostra vita che è stata l'infanzia... Io e Peppino giocavamo con uno dei maggiori boss di quel periodo, Luciano Liggio... Poi tutto cambia il 26 aprile 1963, quando nostro zio, Cesare Manzella, viene ucciso in seguito ad un agguato mafioso da un'autobomba. Li finisce la nostra infanzia". Una testimonianza che, insieme alla nota biografica di Peppino, racchiude l'essenza di un sistema che aleggia nell'are invisibile e indisturbato, ma che quando gli equilibri si spezzano distrugge, tra l'indifferenza di tutti, persone e cose.
Fu un finto funerale quello del nostro eroe, perché all'interno della bara non c'era niente, perché le organizzazioni criminali di quella entità non lasciano tracce, polverizzano persone e sogni. Un finto funerale con tanti "compagni" di Peppino vigili all'inno: "Peppino è vivo e lotta insieme a noi" ma con pochissimi compaesani al seguito e ancor meno familiari. Perché "Si sa dove si nasce ma non come si muore e non se un ideale tiporterà dolore", Modena City Ramblers docent.

Toni Capuozzo a Pietravairano. I Marò: “Due giovani meridionali gonfi di amarezza”

Pubblicato in Cultura
Giovedì, 21 Aprile 2016 18:59

PIETRAVAIRANO – "Non sono un militarista ma in America chi indossa una divisa rappresenta il Paese. Per l'Italia non è così". Questa è la più amara constatazione emersa dall'incontro con Toni Capuozzo a Pietravairano. Pubblico numeroso e attento quello che lo scorso martedì 19 aprile presso la Sala Consiliare del Comune ha ospitato il celebre giornalista e inviato di guerra. Appuntamento che rientra in un ricchissimo programma di eventi culturali e sportivi coordinati da Giuseppe Angelone, docente presso la Seconda Università di Napoli. "Onoratissimi di ospitare un inviato di guerra che sul campo si sporca le mani, nel vero senso della parola", ha esordito Angelone cedendo il microfono al vicesindaco Raffaele Di Robbio per i saluti istituzionali anche da parte del sindaco Francesco Zarone, in viaggio istituzionale a Bruxelles.
"Una storia dimenticata non casualmente", queste le parole d'esordio di Capuozzo, a Pietravairano per presentare il suo libro sui Marò. Clima acceso sin dall'inizio, infatti, grazie alla testimonianza di un professionista che con fervore sta portando avanti la verità, raccontata ricostruendo i fatti, sullo spigoloso "caso Marò", "una storia di malagiustizia internazionale", com'egli stesso lo definisce. Il libro "Il segreto dei Marò" (anno 2015, 298 pag., Mursia) racchiude tutto il suo grande successo (20mila copie vendute) proprio a cominciare dalle due domande che l'autore pone ai lettori in quarta di copertina: "Ma vi sembra giusto che due indagati siano costretti ad attendere almeno 6 anni prima di potersi difendere da un'accusa infamante? E che scontino una pena anticipata?"
Apre con un giusto preambolo la discussione Capuozzo: "Dopo l'assassinio al Cairo del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni si è avuta la percezione che i due Marò siano dei cittadini di serie B e che addirittura quei quattro operai sequestrati in Libia, due dei quali uccisi, siano stati addirittura cittadini di serie C". E poi, con il tipico fascino delle sue parole incalzanti e semplici ha spiegato al pubblico, incredibilmente attento, la scelta di scrivere di quella vicenda accaduta il 15 febbraio 2012. "Innanzitutto ho scelto di scrivere di loro perché si tratta di una storia ingiustamente trascurata, - ha continuato l'autore - e per questo l'Italia non ha fatto una bella figura, e poi perché conoscendo La Torre da dieci anni, lo conobbi in Afganistan, credo nella sua innocenza. E' straordinario il suo carattere mite e il suo attaccamento alla divisa". E poi prima di raccontare, con la sua tipica minuziosa precisione, la dinamica dei fatti, una attenta disamina di quello che era e che è la guerra: "Una guerra dove perdevano la vita i soldati, il primo e il secondo conflitto mondiale, mentre oggi si combatte una guerra che uccide i civili". E ritornando ai due Marò: "L'Italia delle Istituzioni non ha creduto a due suoi militari" le motivazioni sono, come si sa inspiegabili, ma tutto il ragionamento intavolato da Capuozzo porta a pensare che si tratti di interessi economici per i quali sembra che non si vogliano spezzare certi equilibri.
Poi il momento di spiegare i fatti, dinamica ampiamente nota ma dai retroscena, molto ben ricostruiti dall'autore, raccapriccianti. Uno fra tutti il fattore tempo. Il report stilato dai fucilieri italiani parla di un orario ben preciso, le 16:30, mentre da una videointervista, una delle poche prove non occultate, che riporta la testimonianza di uno dei pescatori che parla di un incidente accaduto alle 21:30. E poi ancora i particolari dell'autopsia, lavoro di un medico indiano, dal cui verbale si evince che il proiettile estratto dal cervello del pescatore risulta essere di gran lunga più grande di quelli dati in dotazione dalla Marina Militare.
Guardato con sospetto dalle case editrici, qualcuna ostile alla pubblicazione forse per evitare querele, "eppure nessuna querela ho ricevuto perché mi sono preoccupato di riportare fedelmente i fatti", ha affermato il giornalista Capuozzo stimato da molti proprio per questo. "Fatti che se non ci fosse in ballo la vita di due persone ci sarebbe da ridere per l'assurdità dei dettagli, visto che si tratta di due semplici indagati", ha continuato l'autore.
"Due giovani meridionali gonfi di amarezza", così Capuozzo ha definito Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. La stessa amarezza che trapelava dal suo raccontare di loro. Della loro compostezza, del loro modo di amare il loro lavoro nonostante tutto. L'aspetto umano dei due militari, infatti, è quello che forse rende ancora più assurda questa vicenda.
"Lei è stato guardato con sospetto da qualche casa editrice, come ci ha detto, e anche dalle Istituzioni, a quanto sembra. E l'informazione?", gli abbiamo chiesto. Precisa la sua risposta: "L'informazione ha annusato che la classe politica non vuole che se ne parli di questa vicenda". Non troppo ottimista sull'epilogo della stessa si è congeda lasciando tutti ancora una volta con l'amaro in bocca perché si continua a trattenere, chissà per quanto altro tempo ancora, quelli che ad oggi sono semplicemente due indagati, che nonostante tutto portano ancora la loro divisa con orgoglio.

L’echinococcosi: ecco il perché è fondamentale lavare bene le verdure…

Pubblicato in Salute
Giovedì, 07 Aprile 2016 09:16

L'echinococcosi cistica, una malattia parassitaria causata da una tenia, è una forma d'infezione che si trasmette dall'animale all'uomo. Vi siete mai chiesti il perché gli esperti spesso in tv raccomandano di lavare bene le verdure? Uno dei motivi per cui non bisogna trascurare questo monito è che, attraverso di esse, può verificarsi anche nell'uomo il contagio di una malattia comunemente detta idatiosi, causata da una tenia chiamata Echinococco (Echinococcus granulosus). L'echinococcosi cistica rappresenta, pertanto, una forma d'infezione che si trasmette dall'animale all'uomo ed è di maggiore impatto sanitario soprattutto nel bacino del mediterraneo, in tutte quelle aree, cioè, caratterizzate da una prevalente economia agro-pastorale in cui i cani stanno a contatto con il gregge e con l'uomo contemporaneamente.
Per l'infezione nell'uomo ha enorme importanza la relazione direttacon i cani domestici che possono diffondere le uova di questo parassita in tutti gli ambienti che frequentano attraverso i peli, leccando il padroncino o semplicemente tramite il contagio orofecale mediante il quale si infestano le verdure.
E' per questo motivo che in parassitologia il ciclo evolutivo della suddetta tenia viene definito "indiretto" e pone i cani come "ospiti definitivi" e i ruminanti come "ospiti intermedi" dello stadio larvale. La larva di questa tenia, poi, una volta giunta nell'organismo umano si sviluppa in forma cistica, forse non a caso l'etimologia greca della parola "echinococco" significa "bocca di riccio".
Un lungo lavoro di ricerca, condotto da anni in collaborazione tra il dipartimento di parassitologia della facoltà di Veterinaria dell'Università Federico II di Napoli e la Clinica Chirurgica dell'Università di Cagliari, ha consentito di individuare e studiare almeno 10 tipologie di cisti ognuna delle quali corrisponde allo stato di sviluppo del parassita. Da tali studi è anche emerso che gli organi maggiormente colpiti nell'uomo sono per il 75,9% il fegato, a seguire con il 15,7% i polmoni e per il restante 8,4% le altre possibili localizzazioni.
Per questi motivi dunque possiamo constatare quanto tale fenomeno si presenti come uno dei problemi di salute pubblica più rilevanti in varie aree geografiche, ma soprattutto è emerso che la prima tra queste risulta essere la Sardegna, dove si evidenziano conseguenze gravose sia negli animali che nell'uomo. Al di la di ogni studio e statistica sarebbe comunque buona norma, dunque, difendere la nostra salute quantomeno non trascurando le più banali norme igieniche ascoltando i consigli, raramente buoni, che vengono trasmessi in tv.


NELL'IMMAGINE IL CICLO BIOLOGICO DELL'ECHINOCOCCO

Gioia Sannitica, una giornata di educazione ambientale all’aperto per i bimbi del plesso Madonna del Bagno. Raccio: “occasioni imperdibili”

Pubblicato in Territorio
Mercoledì, 06 Aprile 2016 13:28

GIOIA SANNITICA – Il contatto con la natura, con i cavalli, con gli uccelli, con gli alberi. Sarà questa la lezione speciale che i bambini del plesso Madonna del Bagno sosterranno venerdì 8 aprile grazie alla collaborazione tra il Comune e la dirigente scolastica Rossella Patricia Migliore. Il progetto, denominato "Obiettivo Natura – Educazione Ambientale all'aperto", proposto dall'Associazione Culturale RadiCe e realizzato grazie all'intervento del sindaco Michelangelo Raccio, prevede una giornata di formazione all'aperto per i bambini di quarta e quinta elementare presso un centro ippico del territorio. La mattinata di venerdì sarà trascorsa presso il maneggio "La tenuta del cavaliere", struttura che farà da supporto a due giovani istruttori che avvicineranno i piccoli protagonisti al mondo dell'equitazione e dell'ornitologia. Saranno, infatti, due i percorsi didattici pensati per i piccoli cowboy per un giorno: uno dal titolo: "Un cavallo per amico" e "Conosciamo la natura". Due i giovani professionisti, Claudia De Crescenzo e Giovanni Capobianco, che metteranno a disposizione dei piccoli ospiti la loro competenza per accompagnarli in un'esperienza che sarà indimenticabile.
La Biodiversità, gli Ecosistemi, la Natura, elementi fondamentali per far comprendere a fondo quali siano le direzioni ideali per un mondo migliore. Osservare, annusare, gustare, toccare, azioni che concretamente possono far riscoprire se stessi e ciò che ci circonda. Abbracciare un albero significa abbracciare la "vita", sentirlo, comprenderlo; osservare un uccello significa viverlo, comprenderne le azioni quotidiane. Imparare da piccoli ad interpretare e conoscere i cicli bio-geochimici, l'essenzialità delle piante, il ruolo degli insetti, non può far altro che accrescere le nostre competenze e raccogliere molteplici informazioni che possono dirigere la nostra vita quotidiana verso il rispetto dell'altrui vita e il rispetto della Biodiversità. E ancora "Cosa mangia un cavallo? Come si accudisce?" Le risposte a queste domande saranno il punto di partenza da cui costruire il primo approccio con i cavalli. Un altro modo originale per avvicinare alla natura, nel rispetto di un ambiente sano. Un momento in cui i bambini potranno prendere confidenza con il pony, salire, giocare con lui. Numerosi sono i benefici e le emozioni che ogni bambino può trarre dal contatto con un cavallo.
"Non potevo che accogliere di buon grado l'iniziativa e mettere a disposizione il minimo indispensabile per realizzarla". Questo ha dichiarato il sindaco Michelangelo Raccio. "Giornate come questa dovrebbero essere la routine per i bambini del nostro territorio, innanzitutto perché altamente formative e poi perché il contatto con la natura è fondamentale per la crescita".

San Giuseppe, è periodo d’innesti. Ce ne parla l’agronomo Vincenzo Coppola: “Senza l'innesto avremmo perso il nostro Pallagrello” – GUARDA IL VIDEO -

Pubblicato in Territorio
Giovedì, 17 Marzo 2016 18:59

San Giuseppe, ci siamo quasi, il 19 marzo si avvicina. Un periodo non solo famoso per essere il giorno che festeggia i papà e come tradizione vuole li festeggia con le famose "zeppole". Un periodo famoso perché è anche il periodo degli innesti, ancora oggi un valido strumento per conservare la biodiversità.
Una pratica agronoma che consente la riproduzione delle piante mediante la fusione di due individui differenti (bionti), detti rispettivamente portinnesto o soggetto e nesto o oggetto, di cui il primo costituisce la parte basale della pianta e il secondo la parte aerea. Più rara ma esistente la fusione a tre, dove il terzo bionte è detto intermediario. La fusione istologica avviene grazie al callo che si forma fra le due superfici tagliate, precisamente dove combaciano i meristemi cambiali. E il periodo perfetto, come anticipato, vediamo che coincide proprio con la primavera o alla fine dell'estate, quando cioè le piante sono 'in succhio'. Ma che significa "in succhio?" Indica un periodo, quando cioè ad inizio primavera le piante riprendono l'attività vegetativa e si innescano una serie di fenomeni fisiologici che permettono loro di avere le condizioni favorevole all'innesto.
Una pratica antica che i contadini tramandavano di generazione in generazione. Noi abbiamo voluto fare qualche domanda ad un giovane contadino, l'agronomo di Ruviano (CE) Vincenzo Coppola.
Visto che forse la caratteristica più affascinante di questa pratica è quella di recuperare un mestiere antico che rischia, oltretutto di scomparire, cosa suggerisci per evitare che ciò avvenga?
"È importante che le associazioni, gli enti locali, i professionisti continuino a tramandare questa pratica. Ti faccio un esempio: se non ci fosse stato l'innesto in viticoltura sarebbe stato impossibile oggi apprezzare il tanti vitigni autoctoni. Addirittura non ci sarebbe stata più la vite, perché attaccata dalla fillossera. Senza l'innesto avremmo perso il nostro Pallagrello".
La teoria è stata frutto del percorso di studi affrontato, e la pratica?
"Dopo gli studi universitari andai da un professore dell'innesto, un vecchietto che muoveva il cartellino come un pittore il pennello. Pensa che quando dicevo a mio padre di voler imparare, lui mi rispondeva sempre: impossibile! Impossibile perché loro da bambini non avendo con che giocare utilizzavano i coltellini per farsi i giochi, quindi erano più allenati rispetto a noi, avevano una manualità inspiegabile. Ovviamente la mia caparbietà ha trasformato l'impossibile di mio padre in possibile e oggi li faccio senza problemi.
Qualche aneddoto antico sugli attrezzi del mestiere?
"Il coltellino è la base, ha una lama sottile e deve essere affilato bene. Tutti gli anziani dicevano, a ragion veduta, che bisognava averne molta cura di quel coltello e non tagliare con esso null'altro".
Quali sono i fattori che garantiscono una buona riuscita?
"Un buon coltello, assenza di vento, bella giornata, bravo innestatore. E' importante fare l'innesto in una giornata soleggiata, senza vento, altrimenti il vento asciuga la linfa".
Leggiamo una curiosità che vogliamo regalarvi a coronamento di questa bella chiacchierata con Vincenzo: questa tecnica è stata portata all'estremo dal professore d'arte Sam Van Aken che ha creato l'Albero dai 40 frutti (Tree of 40 Fruit in lingua inglese), un albero che produce frutti di 40 diverse varietà.

L’Arte nell’Arte, i manufatti di Valentina Consola

Pubblicato in Territorio
Giovedì, 10 Marzo 2016 19:24

La lavorazione della ceramica ha radici antiche, antichissime. Origini che risalgono alla preistoria. L'arte di lavorare, con le mani, un materiale inorganico che diventa rigido con la cottura. Una magia quella che le mani riescono a fare. Lo sa bene Valentina, classe 1977, ceramista per passione. Il suo sogno lo ha realizzato e oggi si trova concentrato in circa 80 metri quadrati, tra esposizione e laboratorio, in via Roma 54 ad Alife. Le sue realizzazioni danno vita ad uno straordinario scrigno nello scrigno, ormai quasi abbandonato, che è il centro storico della cittadina famosa per le sue mura romane e non solo. In un centro storico quasi spopolato, dicevamo, Valentina non si arrende, anzi, reagisce con l'arte delle sue mani. Un progetto, quello di "Arte in Arte", nato nel 2004, prima con un piccolo laboratorio di periferia poi con un sogno realizzato nel cuore delle mura alifane. Ma da dove nasce la sua passione?
Certamente dall'aver valorizzato la sua innata vena artistica e la sua irrefrenabile creatività, iscrivendosi al famosissimo Istituto D'Arte di Cerreto Sannita. Il piccolo centro del vicinissimo beneventano è noto, infatti, per essere la culla della "ceramica cerretese", riconosciuta dal Ministero dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato come "ceramica artistica e tradizionale". Un'arte dalle origini antiche che però a Cerreto, come nella vicina San Lorenzello, si afferma dopo il terremoto del 5 giugno 1688. Successo legato alla ricostruzione del paesello, in occasione della quale molti "faenzari" (ceramisti) napoletani contribuirono a dare vita ad una nuova arte della ceramica, più fastosa e baroccheggiante. E Valentina non poteva non rimanere affascinata da questo mondo, scoperto non per caso ma per scelta. Così, dopo il diploma, decide di allargare i suoi orizzonti intraprendendo anche un altro corso di studi, triennale, incentrato sulla grafica pubblicitaria e multimediale. Corso che termina con uno stage presso uno studio di grafica pubblicitaria. Oggi, finalmente, bomboniere, articoli da regalo, oggettistica personalizzata e riproduzioni sono il suo pane quotidiano. Senza tralasciare la straordinaria attenzione che riserva nel dipingere, a mano libera, i particolari della sua Alife, a partire dal Santo Patrono. Per chi voglia far deliziare i propri cocchi, entrando nella sua bottega sarà accolto da una massima di David Hume dipinta sul muro: "La bellezza delle cose esiste nella mente di chi le osserva". Dunque ogni mente percepisce una bellezza diversa, che va oltre la bellezza oggettiva delle creazioni di Valentina.
Arte in Arte, La Bottega della Ceramica. Via Roma, 54 – Alife. 320.1461629 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

“Progetto Ecovar”: apicoltori a confronto. Presentate le nuove strategie di lotta

Pubblicato in Territorio
Martedì, 01 Dicembre 2015 13:14

CAIANELLO - Dalle api dobbiamo imparare a collaborare. Lo sa bene il Gruppo Cooperativo Paritetico VolAPE che si è riunito sabato, 28 novembre, nella sala consiliare del Comune di Caianello per parlare di varroa. "Abbiamo lavorato nell'ottica di poter limitare al massimo l'uso di acaricidi di sintesi, quindi una lotta ecocompatibile, sostenibile, con sostanze tutte di origine naturale e cercando di abbinare all'uso di queste sostanze, tecniche apistiche adeguate a limitare il numero di interventi". A dichiararlo il responsabile scientifico del Progetto Ecovar, i cui risultati sono stati al centro della discussione, Antonio De Cristofaro, entomologo ed accademico di chiara fama all'Università del Molise e per l'occasione anche moderatore dell'evento. A Caianello, in una sala gremita di apicoltori, inoltre, si sono incontrati i Presidenti delle associazioni più rappresentative della Campania, Molise, Lazio e Abruzzo. Il tutto grazie al Gal Alto Casertano che, attraverso le misure del PSL, ha finanziato lo studio condotto dal CoNaProA in collaborazione con l'Università degli Studi di Napoli – Dipartimento di Agraria. Accorato l'appello del professore Emilio Caprio: "Per il bene dell'ape, il mio è un fermo no al fai da te". Appello lanciato prima di relazionare sul tema: "ECOVAR – Controllo ecocompatibile della Varroasi": "
Nuove strategie di lotta alla varroa sono state presentate per l'occasione da numerosi interventi. Interessante la carrellata scientifica sull'uso dell'ozono per la lotta alla varroa presentata dal ricercatore del dipartimento di Agraria della Federico II di Napoli, Gennaro Di Prisco, che si è pronunciato negativamente vista l'esperienza di studi russi sugli effetti di stress sul sistema immunitario delle api, raccomandando molta prudenza nell'uso di questo gas, visti i risultati incerti e gli effetti collaterali certi. L'esperienza di un apicoltore abruzzese, Vincenzo Manna, ha suscitato molto interesse ed apprezzamento in merito ad un dispositivo per l'ingabbiamento della regina appositamente studiato per far fronte alla varroasi. "praticando il nomadismo interveniamo sugli alveari in inverno, in assenza di covata, - ha dichiarato Manna – in questo modo su 1200 alveari siamo riusciti ad ottenere risultati molto interessanti". Poi ancora un ricercatore dell'Università del Molise, Luigi Lafigliola, ha presentato l'acido formico, sottolineando che: "si tratta di un acaricida che agisce per evaporazione". Mauro Tagliaferri ha invece presentato un brevetto innovativo che consta di un sistema solare termico efficiente, economico ed affidabile. "La varroa, - ha dichiarato Tagliaferri – è ancora il nemico numero uno delle api a trent'anni dalla sua comparsa in Europa. Un nemico molto pericoloso perché si adatta presto e si riproduce velocemente". Il microbiologo Stefano Trovò ha, invece, riportato l'attenzione sui probiotici, stuzzicando l'interesse di molti anche perché si tratta di una soluzione estremamente naturale e a favore della vita delle api, come dice la parola stessa.
Ricercatori universitari, rappresentanti delle istituzioni, veterinari degli enti di vigilanza e controllo, i presidenti delle principali Associazioni apistiche della Campania, del Molise, del Lazio e dell'Abruzzo si sono confrontati nella successiva Tavola rotonda, in un acceso e articolato dibattito.
Importante la conclusione del direttore del CoNaProA Riccardo Terriaca che ha presentato i risultati del progetto Ecovar che sono messi a disposizione di tutti gli apicoltori dell'alto casertano. "Il protocollo elaborato - ha precisato Terriaca – prevede una strategia di controllo eco-compatibile, fondata su sperimentazioni effettuate con criteri scientifici e caratterizzata dalla combinazione di lotta chimica e lotta meccanica, con un'efficacia adeguata e dimostrata nel territorio dell'Alto Casertano".

Dal Kebab turco al Kepurp napoletano

Pubblicato in Curiosità
Venerdì, 27 Novembre 2015 09:43

E' nato il Kepurp, parola composta da ke+purp, o meglio 'O purp, termine dialettalle col quale i napoletani chiamano il polpo. Conosciamo benissimo, ormai, il kebab, piatto turco, a base di carne, divenuto popolare in tutto il mondo grazie alle immigrazioni provenienti dal Medio Oriente. Un cibo da strada che ha spopolato anche in Italia ma grazie a quella genialità dei napoletani, che li contraddistingue sempre, ecco che avanza l'idea nostrana e geniale, oltre che meravigliosamente genuina, dello chef napoletano Ciro Salatiello, cuoco ufficiale della Società Sportiva Calcio Napoli. Un piatto 100% made in Italy e per la precisione napoletano DOC a base di pesce. Una buona insalata di polpo, compressa e a forma cilindrica per imitare e superare il noto cilindro di carne speziata medio-orientale. Chiamiamole contaminazioni, o semplicemente genialità napoletane.

Pagina 1 di 10

Salute e Benessere

Moda e Tendenze

Cerco Lavoro

Assunzioni di infermieri in Germania

Assunzioni di infermieri in Germania

89 aspiranti all'assunzione di infermieri in Ospedali di Amburgo (Germania) hanno partecipato staman...

da queste pARTI

JoomShaper